Santelli in visita al nuovo reparto di terapia intensiva senza rispettare le più basilari norme anti-contagio

Santelli in visita al nuovo reparto di terapia intensiva senza rispettare le più basilari norme anti-contagio

Mentre l’Europa accoglie i pazienti italiani, affetti da COVID-19, ospitandoli nelle strutture ospedaliere di vari stati membri, Germania per prima, per permettere loro di ricevere le cure necessarie.

A Catanzaro, la Presidente della Regione, Jole Santelli e il personale sanitario giocano a fare la passeggiata nel nuovo reparto di terapia intensiva (nel video citato come “rianimazione”) dell’ospedale Mater Domini di Germaneto, riservato ai pazienti affetti da Covid-19.

Nel video, pubblicato dai canali social della Governatrice, ci si accorge che né la Santelli, né il personale ripreso, rispettino le misure igenico-sanitarie di prevenzione al contagio pubblicate nell’allegato 1 del DPCM del 4 Marzo, in particolare quella alla lettera d) che impone il mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro.

Tra mascherine messe male e assenza di guanti, si assiste al festival dell’assembramento. Ma questo non sembra preoccupare la nostra Governatrice affetta, purtroppo, da patologie pregresse.

Ma ogni angolo del pianeta è ormai coinvolto in questa Guerra Mondiale contro un nemico invisibile da cui è impossibile difendersi se non rispettando proprio il distanziamento sociale, quindi non possiamo starci a preoccupare del mancato rispetto delle misure da parte di chi invece dovrebbe essere d’esempio per la cittadinanza che rappresenta.

Quello che invece dovrebbe farci riflettere sono quei posti letto vuoti, quel personale sanitario che trova il tempo di fare visite guidate come in un museo, quei respiratori ancora spenti, mentre all’interno degli altri reparti COVID-19 italiani si sta combattendo per riuscire ad accogliere la moltitudine di soggetti colpiti dal nuovo virus e per riuscire ad offrire le cure necessarie. Un’utenza che spesso non si riesce a soddisfare.

Il reparto ospita solo sei posti letto. Ma quel “solo sei”, per un ospedale che oggi sembra essere al punto di collasso, come ci ripetono continuamente dai presidi COVID-19 lombardi e veneti, sarebbero indispensabili, come l’acqua per gli elefanti, come un’oasi nel deserto, come l’aria per chi non riesce a respirare. E di questi tempi sono troppi quelli a cui l’aria manca.

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