Il comune di Riace contro Città Futura. Trifoli fa causa per togliergli la sede

Il comune di Riace contro Città Futura. Trifoli fa causa per togliergli la sede

Quando Città Futura si è ritrovata senza una sede, in seguito alle inchieste giudiziarie note a tutti e allo sfratto, la Rete dei Comuni Solidali e Banca Etica hanno lanciato una raccolta fondi per acquistare un piano di Palazzo Pinnarò, dove si trovava la sede storica dell’associazione. I locali erano di proprietà dell’Unicef e non venivano utilizzati da molto tempo.

L’obiettivo è poi stato raggiunto, i donatori hanno contribuito a raggiungere la somma necessaria per l’acquisto e così Città Futura ha potuto avere a disposizione una sede.

Ma alla giunta leghista di Riace tutto questo non sta bene. Con una delibera del 17 dicembre 2019 (ma pubblicata sull’albo pretorio on line solo il 29 aprile 2020, alla faccia della trasparenza!) la giunta comunale ha affidato ad un legale l’incarico di fare annullare l’atto di trasferimento dell’immobile.

Secondo il comune di Riace Palazzo Pinnarò è stato dichiarato dal Ministero per i beni e le attività culturali “bene di interesse storico artistico” e quindi, si legge nella delibera, “il comune di Riace avrebbe avuto diritto di ricevere dalla Soprintendenza territorialmente competente la comunicazione dell’avvenuto trasferimento dell’immobile al fine di esercitare la cosiddetta prelazione artistica”.

Pertanto il comune ritiene che l’atto di compravendita sia nullo e ha incaricato un legale di farlo annullare, facendo causa all’Unicef.

Il comune di Riace avrebbe quindi acquistato l’immobile al posto di Città Futura? Difficile credere che un piccolo comune come Riace possa investire 40mila euro del proprio bilancio a tale scopo.

Sembra trattarsi piuttosto del solito “dispettuccio” della peggiore giunta che Riace abbia avuto a memoria d’uomo.

Riace è tornato ad essere, già prima dell’epidemia di coronavirus, il paese spettrale che era prima che diventasse luogo di accoglienza. Annullato il turismo solidale, eliminati i progetti di accoglienza, restano le case vuote e il silenzio nelle vie di un centro storico in cui non risuonano più le urla giocose dei bambini.