Peccato!

Peccato!

Quando arriva la metà di maggio metto molta più attenzione nel fare i miei acquisti. Mi aggiro tra gli scaffali del supermercato distraendomi dalle tentazioni del reparto alcolici. A volte socializzo con qualcuno, spesso con qualche anziano che si “riconosce in me”, come mi disse una signora alla quale ricordavo un “mio fidanzato” che aveva avuto lo sa solo lei quanti anni prima. Il “mio fidanzato”, muratore, era stato dato per morto dopo il crollo dell’impalcatura ma “incredibilmente” si risvegliò dal coma e dopo tre mesi di cura iniziò anche a riconoscere tra i suoi ricordi i volti e le voci.

Le chiesi se le ricordassi quel ragazzo prima o dopo l’incidente. Si offese. Accigliata non accettò di passarmi avanti quando le cedetti il posto al bancone dei salumi e non rispose alla mia domanda. Peccato! Le scadenze dei prodotti alimentari latticini, yogurt, formaggi, latte senza lattosio, dal mese di maggio spesso coincidono con la data del mio compleanno, prendo solo quelli. Cerco solo quelli. Mi diverte cercare e comprare solo quelli. Delle volte trovo pure qualche scatola di fagioli indicanti quel giorno ma l’anno mi mette in soggezione e li apro e li consumo ben prima sperando che i conservanti mi permettano di arrivare a festeggiarlo, quel compleanno di quell’anno. Seppur consapevole che non funzionerà, mi dico che sarebbe disdicevole morire prima di aver mangiato quei fagioli vittime future di chissà quale destino in balia del mio abbandono. Peccato! Saluto con il capo la cassiera, le sorrido, sorrido sempre, le auguro buon lavoro. La cortesia di questi tempi è un’arma a doppio taglio. Metto volentieri a repentaglio la mia incolumità dentro questa selva umana, il problema non può essere il mio. Chissà se veniamo tracciati per la nostra spesa? Non ricordo di uno scontrino senza una bottiglia di qualcosa con tasso alcolemico di almeno 4,5 gradi. Non ci farei una bella figura agli occhi dei controlnazidimerda, e risulterei financo contraddittorio nella ricerca delle scadenze, prestando il fianco a valutazioni sommarie, proprie della morale sommaria di questa oscura selva.

Siamo belve depresse pronte a mostrare i denti perché feriti da nostri simili sofferenti per simili, o assimilabili, patologie. Peccato! Ho provato a non pensarci ma non ci riesco. Razionalizzo il pensiero secondo il quale il più delle volte in cui dico che “non c’è testa” in realtà non c’è cuore. Mi diverte scherzare con l’idea che dentro un contesto altro, la stessa cosa diventa un’altra cosa. L’encomio per l’umano diventa un manicomio senza medicine, senza medici. Senza essere enciclopedici ci ritroviamo a cercare la cura delle scadenze che ci permetterebbe una qualche programmazione, una visione del futuro, di un futuro talmente prossimo da spingerci a non voler rispettare il nostro turno. Se sapessi di non potere essere ottimo e sapessi di non poter essere pessimo, sceglierei di essere medio. Il dito medio come rimedio nell’autoconvincimento che possa essere efficace nel perseguire i nostri obbiettivi. Non basterà? Peccato! Che poi la smania del risultato sia uno dei pericoli più grandi, lo sappiamo bene, tutti noi, da sempre. Le fitte al bassoventre ce lo ricordano ogni volta e noi ogni volta rimaniamo attaccati all’idea che “sentire” sia proprio delle orecchie. Intendiamoci: siamo un filino ipocriti anche con noi stessi, consapevolmente ipocriti con noi stessi soprattutto quando si affronta il tema delle scadenze, delle credenze e delle ripartenze. Quando l’amor proprio ci passa sotto gli occhi lo riconosciamo solo se siamo capaci di smentirci. Mi pento meglio dopo averlo fatto. Rasento il meglio dopo averlo fatto.

Cruento e sveglio mi ricordo che fare le ore piccole in una nazione vecchia a margine di un vecchio continente è un dovere morale. Nel kindergarten del tempo che ospita la nostra insonnia, conta la data di nascita ma l’età anagrafica che regola le formalità non conta niente. Non conta perché la formalità è un pascolo con steccati da buttar giù a calci. Non conta perché non ha le mani e non ha le dita. Non conta perché ha altro da fare. Non conta perché i ragionieri sono scaduti. Non conta perché qualcuna delle loro teste cornute da ragioniere sta lì, appesa sulla parete a ridosso del caminetto, in memoria di un tempo in cui certi animali pascolavano liberamente prima di estinguersi dentro i lager delle cittadinanze. Peccato! La fortuna da sola non basta, dovremmo smetterla di essere degli stronzi solo perché qualcuno ci ha detto che dal letame nascono i fiori. Eddai…

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