Cosimo Cavallaro: “La lotta contro i piromani non si vince con lo stato di calamità”

Cosimo Cavallaro: “La lotta contro i piromani non si vince con lo stato di calamità”

Ho letto che il Consiglio dei ministri ha deliberato lo “Stato d’Emergenza” per le aree colpite dai roghi estivi compresa la Calabria. Parrebbe una buona notizia e probabilmente lo è ma io, da buon inesperto in materia ma da cittadino contribuente, mi permetto di non unirmi al coro e di non gioire per questo annuncio.

Ovviamente concordo sul fatto che bisogna aiutare chi, comportandosi onestamente, ha subito gravi danni a causa degli incendi, ma mi chiedo se così facendo lo Stato non cede al ricatto di quei piromani largamente sospettati di aver agito per speculare su queste immense disgrazie. L’incendio di un’area boschiva non è un fenomeno dovuto alla bizzarria della natura come i terremoti, le alluvioni o i tifoni. Pare ormai certo che dietro ad ogni albero che brucia vi sia una mano che innesca l’incendio e una mente avida che la dirige.

“Quanti tra coloro che beneficeranno direttamente o indirettamente di rimborsi finanziari non sono complici dei piromani”? “Quanto vale un ulivo o un qualsiasi albero centenario bruciato tenendo conto che ci vogliono anni per ripristinare l’ambiente distrutto”? “Quanto è stato fatto per tutelare il patrimonio boschivo vista l’esperienza ormai decennale degli incendi dolosi”?

Sono queste alcune delle principali domande che un emerito signor “nessuno” come il sottoscritto si pone senza riuscire a trovare una risposta convincente. Quello di cui sono certo è che abbiamo ancora un atavico concetto predatorio della natura al punto da pensare di poterne fare scempio a nostro piacimento e, per soddisfare le nostre miserie private, dimentichiamo che la natura non ha padroni e che questo mondo non è una nostra proprietà ma un prestito ricevuto dai nostri figli. Da queste premesse scaturisce la mia avversità all’enfasi con cui si gioisce per il riconoscimento dello stato d’emergenza.

Ma esaminiamo più nello specifico alcune considerazioni opportune.

La manutenzione del patrimonio boschivo lo Stato la deve promuovere costantemente, visti i cambiamenti climatici in atto, indipendentemente dai roghi estivi e soprattutto non dietro il ricatto dei piromani.

Le sovvenzioni alle aziende agricole dovrebbero essere fatte su presentazione di specifici progetti che dimostrino innanzitutto il rispetto delle regole imposte dalla natura come alcune cooperative di giovani volenterosi già fanno da alcuni anni.

Per risarcire chi subisce danni a causa degli incendi dovrebbe instaurarsi un fondo permanente regolamentato e gestito come il “Fondo di garanzia per le vittime della strada” e non con interventi a pioggia che non discriminano sufficientemente tra chi necessita del risarcimento e chi ne trae profitto.

Piuttosto che risarcire le regioni nelle quali imperversa la piromania si potrebbero premiare quei comuni che si impegnano per tutelare il loro patrimonio biologico attraverso la prevenzione e la sensibilizzazione dei propri cittadini. Così come la “Goletta Verde” per la difesa di mari e laghi, inventiamoci il “Carretto Verde” per far emergere quelle realtà che difendono e tutelano il nostro immenso patrimonio boschivo.

Ed infine, pur cosciente degli strali che lanceranno i cacciatori, nelle regioni colpite dai piromani si sospenda la stagione venatoria almeno per due anni. Chissà che, punti nel vivo, gli appassionati dell’uccellagione che si proclamano veri ambientalisti, non si dedichino ad una caccia meno cruenta collaborando per l’individuazione della delinquenza piromane.

Sono tutte idee campate in aria? È probabile considerando la mia ignoranza in materia. Ma il mio scopo non è risolvere un problema diventato ormai mondiale. L’obiettivo è quello di tenere alta l’attenzione verso un fenomeno che sta distruggendo rapidamente l’ambiente del quale non possiamo fare a meno e che tutt’ora non riceve dai media e dalla politica la dovuta attenzione.

Si parla di incendi solamente quando le fiamme divampano ed in forma di cronaca mentre si tende a tacere per la restante parte dell’anno aspettando i prossimi disastri con una indifferenza che definire “gelida” è un puro eufemismo.

Cosimo Cavallaro