Io sto con Mimmo Lucano

Io sto con Mimmo Lucano

Se dovessimo misurare il livello della nostra civiltà millenaria attraverso la sentenza di condanna nei confronti di Mimmo Lucano potremmo affermare, senza nutrire dubbi, che il 30 settembre del 2021 abbiamo affondato le mani nella melma giacente sul fondo del barile. Fortuna vuole che in questi tempi usiamo la mascherina per proteggere almeno le narici.
Da perfetto “uomo della strada”, senza particolari conoscenze di diritto, orrei unirmi al coro degli intellettuali che si sono schierati a favore dell’ormai ex sindaco di Riace per dire semplicemente che, aldilà di tutti i tecnicismi giuridici ed etici che mi impongono di rispettare una sentenza emessa in nome del Popolo Italiano, sono letteralmente allibito, per usare un eufemismo, da quanto è accaduto e sta accadendo a questo uomo dal 2016 in poi. Inutile dire che mi trovo d’accordo con Saviano, con Fratoianni, con Mimmo Cavallaro, con Fiorella Mannoia (dei quali ho letto su Ciavula) e con tutti coloro che non solo dimostrano di possedere quel sentimento prezioso che chiamiamo “umanità”, non solo si sentono indignati, ma sono pronti a difendere a spada tratta i princìpi fondamentali per i quali Mimmo si è speso, pagando un prezzo salatissimo, in tutti questi anni. Princìpi che una sentenza vorrebbe spazzare via ma che resisteranno in virtù delle loro radici saldamente consolidate in tutti coloro che credono ed esercitano concretamente la solidarietà.

Finalmente mi trovo d’accordo anche con Letta nonostante ritengo che il suo PD non è ancora pronto a uscire dal tunnel nel quale si è imprigionato in tutti questi anni per non correre il rischio di essere coinvolto in ogni
manifestazione odorante di Sinistra. Sì, perché le domande sono sempre le stesse: “dove si è rintanato il Centrosinistra in tutti questi anni? A quali ambiziosi progetti si sono dedicati i suoi leaders mentre il suo popolo attendeva che gli si tendesse la mano affinchè l’argine, faticosamente costruito per aiutare il Paese a non franare nelle fogne scavate dalle ruspe destroidi, cedesse inesorabilmente?”, “Perché Mimmo è stato lasciato solo ben sapendo che sarebbe diventato un facile bersaglio dei più agguerriti razzisti?”, “Perché non si è capito in tempo che il rischio di commettere errori, in un progetto così complesso e di così ampio respiro, era troppo elevato per una minuscola associazione di volontariato non appoggiata solidamente e, soprattutto, fattivamente dalla parte politica di riferimento”?

Oggi, alla luce dell’indignazione scaturita da una sentenza così severa, è facile schierarsi con Mimmo ma dimentichiamo che l’associazione Città Futura opera fin dal 1999 e la Recosol (Rete Comuni Solidali nata per dare
sostegno concreto a progetti di solidarietà) fin dal 2003. Ed è da quei lontani anni che, mentre tutto il mondo incuriosito e attirato dalle iniziative nate a Riace si interessava a questo progetto rivoluzionario in tempi nei quali le
società viravano a destra, il Centrosinistra italiano, seppur favorito dalla geografia, ignorava o quasi questa grande opportunità di crescita dei propri valori etici nata in casa propria.

In questi anni, nonostante si siano succeduti governi di Centrosinistra, non si è osato mettere mano alla vera arma usata dalla Magistratura contro Mimmo Lucano e che risponde al nome di Legge Bossi-Fini. Come ho già avuto modo di scrivere probabilmente Mimmo ha peccato di ingenuità per troppa fiducia nel prossimo, ma la gogna usata per castigarlo è stata una delle leggi più inique che la politica italiana del XXI secolo ha prodotto. Una legge scritta da uomini contro altri uomini colpevoli di non essere riusciti a ingannare il destino per poter nascere in una terra più accogliente di quella che li ha portati al mondo.

E che dire infine della Destra italiana, trasfigurata in “Agenzia del rancore”, e di tutti i suoi simpatizzanti che hanno perso un’altra occasione per dimostrare a tutti noi, e a sé stessi, di aver capito il significato delle parole accoglienza e solidarietà. Sempre pronti a distruggere l’avversario dimenticano, questi signori che ambiscono a posture da mani sui fianchi e petto in fuori di remota memoria, che per allacciarsi le scarpe con le quali prendere a calci i propri avversari bisogna inginocchiarsi o chinare la testa: due atteggiamenti troppo distanti dalla loro dottrina. Così come i piromani distruggono ciò che non conoscono senza accorgersi di far del male a sé stessi, nel medesimo modo lo sciacallaggio nei confronti di Mimmo Lucano, profuso a piene mani in questo frangente, qualifica e svela le vere
intenzioni di coloro che lo esercitano.

Le parole emergenti dalle frasi maramaldesche non riusciranno a infierire più della condanna, su di lui e coloro che in lui hanno fiducia, ma sopprimono quanto ancora profuma di pulito in questa nostra amata e infangata terra del Sud.

Cosimo Cavallaro