Cari Diritti, dopo il 25 settembre c’è il rischio che “la pacchia sia finita”

Cari Diritti, dopo il 25 settembre c’è il rischio che “la pacchia sia finita”

di Cosimo Cavallaro

Finalmente questo noioso “Festival della Propaganda” volge al termine e tutti noi potremo riappropriarci della nostra quotidianità orientando l’attenzione alla realtà futura che, per usare un eufemismo, non si prospetta affatto semplice. A dire il vero è dal lontano 1994, quando nacque il partito dei forzitalioti, che le campagne elettorali dovremmo definirle “Fiere dell’Illusionismo” per i mirabolanti abbagli scaturiti da promesse milionarie, mai integralmente realizzate, ad uso e consumo degli elettori meno riflessivi. Siamo partiti dal milione di posti di lavoro e finiremo, forse, con la piantumazione di un milione di alberi.

Anche questa, come tutte le campagne elettorali, si è arricchita di promesse a pioggia. Una manna di vantaggi per i cittadini profusa a piene mani dai candidati al Parlamento di molteplici Partiti. Ma quest’anno, complice la congiuntura nazionale e internazionale, si è andati ben oltre e tutti noi elettori ci recheremo alle urne per garantirci quei magnifici ombrelli offerti, dai futuri governanti, a protezione dal prevedibile uragano minacciato da cupi nuvoloni neri che si affacciano all’orizzonte a velocità sostenuta. Un vantaggio per gli imbonitori della politica nostrana che ha permesso loro di spaziare, spesso con temperamento funambolesco da prestigiatori al cospetto di sciocchi consumatori di illusioni, dalla finanza all’ambiente passando per l’insidioso tema della politica internazionale. Dalla “tassa piatta”, che di piatto ha solo il concetto bacato della democrazia fiscale di chi l’ha inventata, alle solenni analisi su una guerra alle porte di casa nostra, che ci vede protagonisti anche se non belligeranti, per la quale tutti i Partiti ci hanno detto “con chi schierarci”, che è ovvio considerando la nostra attuale collocazione geopolitica, mentre noi volevamo sapere “come porre termine”.

È dall’ormai lontano gennaio 2020 che attraversiamo tempi difficili nei quali l’ossessione dovuta alle gravi problematiche, che ci minacciano quotidianamente, ci rende più fragili e ci conduce verso la ricerca del leader “forte” capace di proteggerci e di supplire alla carenza di quella sicurezza che non riusciamo a trovare in noi stessi. Tutto è iniziato con la pandemia da COVID che ha raggiunto l’apice della negatività con l’introduzione dei vari vaccini. Un’occasione imperdibile per i sobillatori di mestiere i quali, scoperchiando il vaso di Pandora, hanno offerto pretesti per mettere in discussione quelle poche certezze che la scienza ci ha affannosamente fornito in secoli di studi e di esperimenti. Ed è in tale clima malato che si è insinuata una delle peggiori speculazioni finanziarie sulle materie prime fonti di energia, col risultato di riportare l’inflazione ai livelli di oltre vent’anni addietro. Infine, ciliegina su una torta ormai avariata, ecco spuntare la guerra in Europa col suo strascico di vittime, distruzione e milioni di profughi. Una tempesta che riporta la memoria alle bibliche piaghe d’Egitto i cui costi si sono abbattuti sulle bollette e sui prezzi dei principali generi di prima necessità. È del tutto evidente che, in questo contesto, diventa estremamente difficile discutere del grande convitato di pietra in questa campagna elettorale: la salvaguardia dei Diritti.

Non vi è nulla di più importante dei Diritti che ci aiuti a valutare il benessere morale e materiale di una società. Sono 30 gli articoli della “Dichiarazione universale dei diritti umani” ed a questi vanno aggiunte le tante leggi che negli anni il nostro Paese si è conquistato attraverso le battaglie nostre e dei nostri genitori. Diritto è sinonimo di Libertà e di Giustizia ovvero delle uniche prerogative che ci rendono umani nel mondo animale. Ma i Diritti, come tutte le conquiste sociali, non sono intoccabili ed ecco il motivo per cui vanno tutelati e protetti giorno dopo giorno; perché per la loro conquista occorrono sacrifici e anni di lotte ma per perderli basta un voto del Parlamento. E purtroppo la Storia ci insegna che quando il potere viene delegato, anche attraverso elezioni, ad un’Autocrazia come il Fascismo le prime vittime sono proprio i Diritti. Se l’argomento non fosse così serio ci sarebbe da ridere quando un solerte giornalista domanda alla candidata premier della Destra se rinnega l’ideologia simboleggiata dalla fiamma tricolore; un po’ come chiedere a chi assiste alla messa se sconfessa gli insegnamenti del Vangelo. È del tutto evidente che la risposta non può che essere affermativa così come non può che essere contraria quando le si chiede se intende modificare la legge che tutela l’autodeterminazione della donna, comunemente ricordata come diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Ma noi sappiamo che per negare un Diritto non occorre cancellare o modificare una legge: basta boicottarla così come si fa normalmente con la 194 di cui sopra quando si accetta che, in alcune strutture pubbliche di uno stato laico, i ginecologi obiettori di coscienza superino il 90%. Oppure basta semplicemente tagliare i fondi alle strutture che garantiscono la concretizzazione del Diritto.

In conclusione: si afferma che il voto è segreto, ma se si vuole scoprire chi vota la Destra basta ascoltare chi divulga la seguente affermazione: “discutere del pericolo fascista serve solo a distogliere l’attenzione sui veri problemi che dobbiamo affrontare in un momento di crisi così grave”. Peccato che i momenti di grave crisi si ripetono ciclicamente e che la maggior parte di essi è provocata proprio dalla mancata attuazione di molti Diritti. Pensiamo ad alcuni di essi: Diritto alla Salute e all’Istruzione (ingenti somme di denaro pubblico drenate nelle strutture private), Diritto al Lavoro (stipendi da fame, lavoro nero e carenti misure di sicurezza), Diritto all’Informazione (testate giornalistiche nazionali controllate da editori privati), Diritto alla Libera Circolazione (prezzi dei carburanti decisi in Borsa e vulnerabili alla speculazione feroce) e così via.

Per la cultura cinese il 2022 è l’anno della Tigre. Noi italiani, molto più modestamente, rischiamo di farlo diventare l’anno della Destra oltranzista che della negazione e del boicottaggio dei diritti ne fa un vanto.

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