Cavallaro: “Gli architetti della politica costruiscano ponti e non muri. L’unica speranza è la Sinistra”

Cavallaro: “Gli architetti della politica costruiscano ponti e non muri. L’unica speranza è la Sinistra”

di Cosimo Cavallaro

In questo noioso “Festival della Propaganda” che con eufemismo chiamiamo campagna elettorale subisco, giorno dopo giorno, la passerella sul “red carpet” dei soliti attori, molti dei quali ormai vintage, recitanti copioni ammorbiditi in brodini tiepidi dai sapori contrastanti. Saltellando tra un’invettiva dal linguaggio truce e pecoreccio da nostalgici di destra e un’esortazione floscia da aspiranti militanti di sinistra incapaci ad alzarsi in volo, si avvicina inesorabilmente l’alba del 25 settembre 2022 quando oltre 40 milioni di italiani saranno invitati a recarsi alle urne per scegliersi il Parlamento che, oltre a legiferare, dovrà scegliere il Governo che guiderà il Paese nella Storia dei prossimi 5 anni.

Nell’immenso tendone del circo mediatico, che inevitabilmente si installa ad ogni tornata elettorale (dalla Stampa, alle TV e ai Social), rimbombano le grancasse destinate ad attrarre l’attenzione per distrarci dalle gravi tematiche oggettive che incombono sul nostro futuro imminente. Il tutto attraverso una rappresentazione plastica che ricorda l’orchestra del Titanic che, mentre la nave affonda, continua a suonare nonostante il livello dell’acqua abbia già superato le caviglie dei musicisti.

Ma quali sono gli elementi che, in questo particolare frangente storico, dovrebbero preoccuparci fermamente e che una campagna elettorale, affrettata, inutile e fuori contesto, riesce solo a sfiorare senza riuscire ad entrare con determinazione nel merito delle singole questioni? Proviamo ad elencarne alcuni.

  • Deterioramento del clima. Poiché oltre vent’anni di severi mutamenti climatici, con effetti catastrofici per la sopravvivenza della razza umana, non sono stati sufficienti per sensibilizzare e coalizzare i governi dell’intero globo ecco che, puntuale, la siccità non si scatena esclusivamente nel continente africano ma lambisce e lacera tutto il globo terrestre allo stesso modo in cui le alluvioni devastano, con violenza e frequenza sempre più elevate, intere aree del pianeta. Che questo dramma sia un prodotto del “motore meteorologico”, come affermano alcuni scienziati, o che, molto più probabilmente, sia dovuto alle frenetiche attività umane degli ultimi cento anni, nulla cambia. Il problema esiste e va affrontato velocemente e con determinazione perché la Terra potrà anche sopravvivere con il mutamento del clima ma gli umani no. Nel tempo si è lucrato eccessivamente sulle risorse naturali che, come ben si sa, non sono infinite ed ora non è più tempo di sfruttare intensamente le scarse risorse rimaste. Ed è compito preminente della politica, proprio perché inventata dall’Uomo al fine di tutelare gli interessi di tutta la comunità a discapito di quelli privati, inventare un nuovo modello economico che tenga conto delle priorità affinché anche i nostri figli e i nostri nipoti possano convivere su quel pianeta che il destino ha assegnato loro.
  • Povertà ed Emigrazione. Tra gli effetti secondari ma di primaria urgenza, legati al clima impazzito, vi è quello dell’emigrazione generato, oltre che dalle incessanti guerre, dalla povertà incombente e crescente nelle nazioni più sfortunate della Terra. Su questo tema le corazzate della propaganda, soprattutto di destra, mitragliano con bombe al vetriolo dimenticando o, peggio, fingendo di ignorare che l’emigrazione non è un fenomeno moderno, ma una necessità vitale che ha accompagnato tutte le popolazioni in tutte le epoche della storia dell’umanità. Pensare di arginare l’emigrazione costruendo muri e barriere è un’idiozia che mostra quanto sia ipocrita il sentimento xenofobo nonché sovranista. Non esiste una etnia pura da difendere, esistono gli umani con le loro abilità e i loro difetti che, proprio grazie alla loro diversità culturale, arricchiscono coloro che hanno superato la barriera psicologica della razza. La politica dovrebbe capire, una volta per tutte, che l’isolamento non risolverà mai il problema dell’immigrazione. Non esistono umanità molteplici ma un’unica grande comunità mondiale che, se ambisce a sopravvivere, deve costruire ponti per permettere a tutte le genti di comunicare tra loro, scambiarsi merci e idee e rispettarsi reciprocamente anche se questa potrebbe sembrare una fantasticheria irrealizzabile. Non possiamo dimenticare che sono state proprio le grandi utopie che ci hanno permesso di raggiungere quel progresso tecnologico e culturale al quale oggi abbiamo grosse difficoltà a rinunciare.
  • Economia e Diritti. Dibattere di diritti oggi, con la crisi economica che incombe e ci attanaglia sembra quasi assurdo. Lo scoramento dovuto all’aumento spropositato e spesso ingiustificato dei costi legati ai generi di prima necessità ci sta annientando facendo emergere la parte peggiore di noi stessi. Questo dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, quanto corta sia la nostra memoria perché la storia dovrebbe averci insegnato che non esiste un’economia solida e al contempo solidale senza diritti. E, poiché il benessere è reale solo se abbraccia l’intera comunità e non esclusivamente una minoranza al suo interno, ecco che il ruolo della politica in economia diventa determinante per mitigare gli appetiti finanziari dei più avidi, degli speculatori e, in generale, di tutti coloro che si arricchiscono sulle spalle dei cittadini senza spargere sudore e senza particolari meriti. Capisco che leggendo queste parole i fautori del “libero mercato” faranno un salto sulla sedia, ma costoro dovrebbero pur capire che libertà di impresa non significa autorizzazione ad aumentare i prezzi all’infinito affamando così intere nazioni grazie all’assenza di limiti. E se un consiglio possiamo dare ai nostri politicanti, diciamo loro che la smettano di importare termini come “flat tax” che altro non significa se non “tassa piatta”. Le tasse, argomento che accomuna destra e sinistra per accalappiarsi voti facili, sono deleterie quando il denaro incamerato viene speso malamente ma non dobbiamo dimenticare che in Democrazia la tassazione è un forte legame tra i cittadini perché è uno dei pochi doveri che ci permette di contribuire, in modo semplice, al benessere della società in cui viviamo e della quale non potremmo fare a meno. Pagare meno tasse sarebbe giusto ma significherebbe avere meno diritti. E chi può permettersi di vivere in una società nella quale anche i diritti più elementari e naturali, come la salute, devono essere pagati o, peggio, essere oggetto di transazioni speculative? I ricchi o i poveri? Pensare che la torta da spartire sia illimitata per cui le tasse sono un semplice balzello che si può ridurre in modo indolore è un argomento politico alquanto infantile.
  • Guerre. Nella sua follia fratricida il governo russo ci sta costringendo a ripassare la matematica della guerra. Una contabilità macabra e distorta per la quale si può difendere un cittadino “amico” ammazzandone cento nemici e distruggendo tutti i generi necessari alla sopravvivenza dei superstiti. Dallo scranno del potere americano è stata partorita l’idea che la Democrazia si può esportare dimenticando di aggiungere che, considerato l’elevatissimo numero dei morti nonostante le bombe “intelligenti” nelle due guerre del Golfo, l’esportazione avrebbe portato vantaggi solo ai sopravvissuti. I cinesi, capaci di attendere sulla sponda del fiume il cadavere del proprio nemico per anni, perseverano nell’obiettivo da tempo annunciato di incamerare Taiwan nel loro impero, taiwanesi compresi come se non si trattasse di persone capaci di decidere il loro futuro ma di oggetti da possedere. E così via guerreggiando tra Vietnam, Afghanistan, Siria, Angola, Yemen, Palestina, Somalia, eccetera, eccetera, sempre con la medesima maledetta motivazione: il mantenimento o l’arricchimento degli interessi economici particolari di gruppi di potere camuffati da motivazioni politiche o religiose. La più grande tragedia dell’umanità, per la quale sembra impossibile individuare un regista capace di porre fine al dramma, si consuma inesorabilmente tra un comizio e l’altro senza che nessun politico trovi il coraggio di affermare chiaramente che queste elezioni sono contaminate da una delle guerre più cruente del XXI secolo. “The show must go on” tanto per parafrasare uno slogan importato da oltremanica.

Ci si chiederà il perché di questo scritto dal momento che tutti gli argomenti sono risaputi e trattati quotidianamente da tutti i media. La risposta è molto semplice: propaganda! Sì, perché nel mio piccolo mondo mi ritrovo circondato da elettori di destra che mi considerano pessimista perché non mi accontento mai di risposte semplici, di battute accattivanti ma malevole, di slogan sciocchi che non lasciano traccia nella storia. Personalmente ritengo di essere realista e, come tale, sono alla continua ricerca di motivazioni per agire in un senso o nell’altro. Penso che votare sia sinonimo di responsabilità civile per cui occorre recarsi alle urne non per premiare o punire chi ha il coraggio di mettersi in gioco, ma per scegliere tra questi “coraggiosi” chi meglio può amministrare prendendo in seria considerazione le imminenti problematiche del momento ma, anche e soprattutto, le conseguenze che le sue scelte avranno nel futuro del mio Paese ovvero una visione dei risultati basata non esclusivamente sulla quantità ma soprattutto sulla qualità. Le società moderne sono molto complesse. La globalizzazione non è Internet, come la destra vorrebbe farci credere, ma quell’intreccio di interazioni che complicano maledettamente la convivenza e la sopravvivenza dell’unica razza umana che conosco e che è ospitata su questo minuscolo pianeta da milioni di anni. Ed è per i tanti motivi fin qui esposti che volgerò il mio sguardo a sinistra, l’unico “luogo politico” nel quale non intravvedo supponenza o, peggio, faciloneria nella risoluzione dei problemi. La storia economica del nostro Paese è costellata dalle difficoltà dovute, in larga misura, alla carenza di materie prime. Questo significa che il destino dell’Italia è legato alle nostre capacità produttive ovvero alla trasformazione di ciò che importiamo per rivenderlo; il famoso “made in Italy” ovvero il frutto della nostra straordinaria capacità di creare prodotti di eccellenza che il mondo ci invidia. Non possiamo, di conseguenza, come vorrebbe l’attuale Destra, pensare in termini di autosufficienza o di isolazionismo in quanto, per mantenere il benessere che ci siamo conquistati, dobbiamo importare ed esportare ovvero acquistare e vendere. È il LAVORO la nostra vera forza ed è per questo che chi come me ha lavorato per una vita non può volgere lo sguardo alla Destra che storicamente non ha mai tutelato i lavoratori, anzi… Ecco il motivo principale per cui la Sinistra rimane, per me, l’unica ideologia nella quale posso ancora porre, se non la piena fiducia, la speranza. Non foss’altro che per il fatto che i suoi “architetti” non progettano muri ma ponti e argini.

In bocca al lupo Italia.