
Accoglienza e integrazione a Bivongi: le esperienze di Camini e Monasterace tracciano la strada per il nuovo progetto SAI
Riceviamo e pubblichiamo
Si è tenuto il 18 maggio a Bivongi un importante convegno dedicato all’accoglienza e all’integrazione delle persone immigrate. La sindaca Grazia Zaffino, dopo aver salutato e ringraziato il pubblico e gli illustri ospiti presenti, ha aperto i lavori spiegando le motivazioni che hanno spinto l’Amministrazione a voler riprendere un progetto che, purtroppo, in passato non aveva avuto un esito felice. Proprio per evitare nuovi errori in questa ripartenza, la sindaca ha voluto invitare personalità di rilievo del settore che, attraverso il racconto delle proprie esperienze sul campo, hanno arricchito di contenuti concreti l’evento.
Il primo a intervenire è stato Carlo Murdolo, sindaco di Monasterace, il quale si è detto orgoglioso di aver vissuto – prima da volontario e oggi da primo cittadino – l’evoluzione del progetto locale, gestito con massima competenza e puntualità da una cooperativa sociale. Murdolo ha sottolineato come il fenomeno migratorio rappresenti un grande vantaggio e un’opportunità per i paesi ospitanti: l’incremento della popolazione permette infatti di ripopolare le scuole e offre manodopera preziosa alle aziende locali, garantendo al contempo occupazione ai tanti giovani del posto impiegati nella cooperativa. Il sindaco di Monasterace ha quindi incoraggiato la collega Zaffino a credere fermamente in questo percorso, assicurando il suo pieno supporto nella fase esecutiva.Successivamente ha preso la parola il sindaco di Camini, Giuseppe Alfarano, che ha portato la testimonianza del modello d’eccellenza sviluppato nel suo comune. Alfarano ha ricordato come nel 2011 Camini rischiasse concretamente di scomparire; fu allora che, con l’arrivo dei primi profughi, si ebbe l’intuizione di creare una cooperativa sociale. “All’inizio – ha confessato il sindaco – ho dovuto scontrarmi con le diffidenze e l’intolleranza di parte dei miei cittadini. Con il tempo, però, tutti hanno capito che quell’accoglienza rappresentava una ricchezza”. La funzione principale della cooperativa è stata, ed è tuttora, quella di insegnare la lingua italiana e supportare l’inserimento nel mondo del lavoro e nel tessuto sociale. Grazie ai bambini delle famiglie immigrate le scuole non solo sono rimaste aperte, ma oggi sono frequentatissime e creano posti di lavoro per maestri e professori, mentre le tante case un tempo abbandonate sono state recuperate, trasformandosi in un patrimonio abitativo di grande utilità. Anche Alfarano ha esortato la sindaca di Bivongi a proseguire su questa strada, invitando tutti a visitare Camini per toccare con mano un modello di integrazione ormai riconosciuto a livello internazionale.
Dopo i primi cittadini, il dibattito si è spostato sulla voce di chi vive quotidianamente l’inclusione sul campo. L’operatrice umanitaria Fausta Genovese, attiva da cinque anni nella cooperativa di Monasterace, ha parlato della sua esperienza a stretto contatto con le problematiche più profonde che gravano sui migranti: persone spaesate, lontane dal proprio habitat, che necessitano di un forte sostegno, anche psicologico, per superare traumi e difficoltà. Riferendosi alle incomprensibili manifestazioni di intolleranza che a volte si registrano, la dottoressa Genovese ha posto una domanda fondamentale: “Qual è il motivo di fondo per cui migliaia di persone abbandonano la propria terra su mezzi di fortuna, rischiando la vita, per raggiungere una terra promessa?”.A questo interrogativo ha risposto l’assistente sociale Angelina Belluzzi, spiegando che queste persone fuggono da realtà dilaniate da guerre, fame, disuguaglianze sociali e condizioni abitative e sanitarie da terzo mondo. Un quadro che la dottoressa Belluzzi conosce da vicino, avendo visto e vissuto queste realtà durante i suoi numerosi viaggi nei paesi in via di sviluppo, dove ha incontrato situazioni talmente disumane da togliere persino il coraggio di chiedere a quelle persone se avessero bisogno di qualcosa, tanto era evidente la loro totale privazione.
Le conclusioni dell’incontro sono state affidate alla dott.ssa Maria Carmela Lanzetta, già sindaca di Monasterace ed ex ministro della Repubblica. Lanzetta ha ricordato con emozione come molti anni prima, proprio in quella stessa sala di Bivongi, avesse concluso la sua campagna elettorale per il Senato. Entrando nel vivo del tema, ha condiviso la sua toccante esperienza amministrativa: “Vedere approdare sulle nostre spiagge profughi, e soprattutto bambini malnutriti, nudi e in lacrime, mi spezzava il cuore. Piangevo, ma un attimo dopo capivo di dover nascondere il dolore per agire, perché quelle povere creature avevano bisogno di aiuto”.Da tutti gli interventi è emersa una chiara linea comune: la scelta di realizzare un progetto di accoglienza e integrazione a Bivongi è la strada giusta da percorrere. Farlo oggi, facendo tesoro delle esperienze straordinariamente positive dei comuni vicini di Monasterace e Camini – che si sono detti totalmente disponibili a supportare l’Amministrazione Comunale guidata da Grazia Zaffino – rappresenta la migliore garanzia per il successo dell’iniziativa.
Mario Murdolo
