
Pasquale Aiello: “La protesta sociale non può essere liquidata come vandalismo”
Le problematiche economiche e sociali che da tempo viaggiano sottoterra come un fiume
carsico, in questi giorni sono emerse e hanno ormai invaso la scena pubblica con tutto il carico di
sofferenze e precarietà reclamando di farsi considerare e avere la giusta attenzione.
Centinaia e centinaia di giovani, studenti, agricoltori, operai, lavoratori e lavoratrici di ogni
categoria hanno riempito le piazze d’Italia, da sud a nord, contro il carovita. Mentre il governo
neofascista, continua a prodigarsi con la borghesia padronale e dispensare promesse in vista
della campagna elettorale, la sanità, l’ambiente,l’istruzione e l’intero welfare sono aggrediti da
una becera economia di guerra.
Un esteso movimento, che fa capo alle nuove generazioni
studentesche, il quale negli ultimi anni ha macinato kilometri in marce e cortei per strade e
contrade, villaggi e quartieri con la Palestina nel cuore, palesa un forte desiderio di rivolta nei
confronti di una condizione di precarietà e discriminazione. Gli studenti che occupano le scuole
e presidiano le piazze, gli agricoltori con i loro trattori e gli autotrasportatori con i propri camion
che bloccano gli svincoli stradali, mandano un avviso chiaro che rivendica la spesa pubblica per
il paese Italia e non per i giochi di guerra della coalizione USrael. In risposta al messaggio
invece, il governo per bocca del ministro alla difesa, dice di voler ignorare le opinioni dei
cittadini in merito alle spese militari acuendo la rabbia e la diffidenza verso le istituzioni e
trasformandola in un distacco incolmabile.
Davanti a questa realtà di protesta e ribellione, i
media asserviti scelgono di aprire le testate dei TG e le pagine dei giornaloni padronali
esclusivamente con le immagini degli inevitabili scontri e oscurano in modo intenzionale le
motivazioni degli studenti e dei lavoratori nonché le cause che hanno condotto a tutto questo. E’
un metodo quasi scientifico, chi ha qualche capello grigio lo sa bene, finalizzato a eclissare i
validi motivi e negare l’importanza di una chiara e inappellabile presa di coscienza dei cittadini.
Se la violenza va condannata, anche le ragioni di un disagio sociale che sfocia in protesta va
considerato, analizzato e risolto. E’ il compito della politica. Non si possono etichettare i giovani
più irruenti e incontenibili come semplici teppisti e delinquenti, essi sono, al contrario, il frutto
di un capitalismo soprattutto digitale che annichilisce continuamente la loro vita.
Un governo che reputa la disapprovazione di una ingente percentuale di popolazione come un
abbaglio da disconoscere, ritiene il popolo stesso un ammasso amorfo da poter vessare e usare,
togliendogli risorse pubbliche, per poi impiegarle altrove, magari per armamenti, guerre
imperialiste e genocidi.
Purtroppo, fino a quando la narrazione sarà pilotata e parlerà di proteste inutili, ritenendole solo
vandalismo e violenza o semplicemente le archivierà come fastidio per borghesi ricchi e servi
sciocchi, una parte di popolazione non capirà mai la vera importanza storica degli eventi e il
potere continuerà a costruire su queste trappole la propria solidità e persistenza. Bisogna che
questo movimento spontaneo lavoratori e studenti, si diffonda e diventi una guida egemone per
accrescere il conflitto sociale, difendere la libertà, i diritti e lottare per l’uguaglianza sociale, far
emergere le discrepanze e i contrasti e gestirne i lati positivi, per evitare così nuove ripercussioni
reazionarie. Importante e determinante soprattutto la lotta incisiva dei lavoratori portuali
italiani che, coordinati con i compagni-colleghi di tante aree del mondo boicottano i carichi di
armi, osteggiano la corsa al riarmo e denunciano la barbarie delle esecrabili complicità nel
genocidio del popolo palestinese e il vassallaggio nelle guerre del padrone yankee. I lavoratori si
battono per migliori condizioni di lavoro ma nello stesso tempo anche per politiche di pace.
Forse l’utopica ‘rivolta sociale’, se non impedita, come al solito, con quattro soldi e le solite
minacce, potrebbe diventare l’opportunità per una nuova stagione italiana nel contesto di un
nuovo internazionalismo contro una economia di guerra che soffoca e opprime, ma soprattutto
contro una politica sorda che continua a guardare il dito e non la luna.
Pasquale Aiello
