700 morti senza volto

Si temono più di settecento morti: un peschereccio carico di persone si è capovolto in mare, a nord della costa libica.
L’ennesima, raccapricciante tragedia, probabilmente la più grande della storia dell’immigrazione.
L’imbarcazione era in difficoltà ed ha lanciato l’allarme.
Da una prima ricostruzione sembra che i migranti nel vedere arrivare i soccorsi si siano agitati, spostandosi da un unico lato del peschereccio e causandone quindi involontariamente il ribaltamento.
È intervenuta prontamente sul posto la nave Gregoretti della Guardia costiera ed è ora in corso un’imponente operazione di soccorso: al momento sono quarantanove i superstiti e ventiquattro i corpi ritrovati senza vita, ma il numero delle vittime è destinato ad aumentare in modo considerevole, si attendono ulteriori aggiornamenti.
Questa è la terrificante notizia. Questi, se volete, sono i dati, i “numeri”.
Si, perché ultimamente si è parlato dei migranti soprattutto in termini quantitativi, come fossero elementi numerici troppo astratti per poter avere una dignità individuale, eppure al contempo concreti quanto basta per rappresentare un problema collettivo.
Sono esseri umani quelli che continuano a morire.
Sono esseri umani, padri, madri, figli, quelli che decidono di partire dalla propria terra viaggiando in condizioni disumane, per lasciare un presente che non ha futuro, cercando altrove un avvenire quanto meno dignitoso.
Affidano al mare le loro speranze, a quel mare che fa da collante tra le diverse terre e che sembrerebbe poter unire anche diverse storie, diverse culture, diverse vite.
Questa volta, non la prima e probabilmente non l’ultima, il mare ad oltre settecento migranti ha offerto solo la morte, che non concede una seconda possibilità.
Ma la cosa forse più difficile da accettare è che queste persone siano state vittime della vita ancor prima che della morte, andandosene senza un volto, senza un nome, senza una ragione che non fosse quella di avere un’esistenza migliore, o quanto meno di provare a sognarla.
Sconosciuti al mondo, dimenticati da un ipotetico Dio.
Una tragedia che deve riguardare tutti, che deve far rabbrividire tutti.
Emblema di una situazione che sta diventando drammatica e che rischia di peggiorare, di fronte alla quale l’Europa deve agire senza indugio.
Più di settecento esseri umani in fuga dalla disperazione hanno perso la vita questa notte in mare, questa è la notizia.
Voi che leggete passate una buona domenica, se ci riuscite

  1. Giulio Cesare, Matteo Salvini e i migranti
    Quando Giulio Cesare arrivo in Gallia nel 58 a. c. trovò una situazione politica confusa e incandescente. I Galli fomentati sicuramente da un lontano precursore di Salvini erano terrorizzati da una invasione di barbari che si stavano ammassando intorno al lago di Ginevra. Cesare scrive di 368.000 anime, Salvini di milioni sulle coste libiche. La migrazione era dovuta alla espansione dei popoli germanici che si spostavano verso ovest massacrando gli elvetici. I migranti chiesero asilo politico ed il permesso di attraversare la provincia romana per raggiungere quella parte della Gallia che corrisponde all’odierna città di Bordeaux . Cesare non rispose subito e intanto fece costruire un muro , fossati e fortificazioni . Salvini propone un blocco navale davanti alle coste libiche . Quando gli elvetici tentarono di superare il blocco anche con barche e zattere di fortuna , furono massacrati (vecchi , donne , uomini , bambini ) . Cesare scrive che 130.000 si salvarono e furono ricondotti nei luoghi di provenienza . La storia e un po’ più complicata ( i migranti si difesero con le armi e i galli combatterono a fianco dei romani ) ma il risultato di quella richiesta di asilo politico fu di 238.000 morti. Forzare un blocco navale è uno scenario che non voglio nemmeno immaginare . Alla fine Cesare conquistò la Gallia , Salvini tenterà di conquistare il Veneto il quale intanto si arma per difendersi dagli zingari e dagli extracomunitari. La sinistra che invece copre i responsabili di questa tragedia (i nuovi padroni del mondo) presto ne pagherà il conto elettorale.