“La responsabilità civile dell’ altro”

Un altro barcone è affondato nel canale di Sicilia provocando la morte di quasi settecento migranti, settecento persone.

Ciò non può non indurre a riflettere su quanto stia accadendo e ad interrogarci per l’ ennesima volta sull’ immigrazione, fenomeno che non riguarda soltanto la nostra epoca ma che ha caratterizzato anche le epoche precedenti.

Con la globalizzazione è venuto meno ogni confine, ci siamo ritrovati tutti abitatori dello stesso paese e, di conseguenza, a vivere le problematiche dell’ immigrazione. La questione rappresenta senz’ altro un compito importante per la politica ma ancor prima deve essere un compito per la filosofia perché solo il pensiero può essere in grado di aprire un varco. Occorre una profonda riflessione sul fatto che l’ immigrazione è responsabilità civile di tutti noi.

Lo straniero rimanda in primis al concetto di identità ed è proprio da questo concetto che dobbiamo partire. L’ identità richiede un’ analisi profonda del nostro sé, del nostro essere per comprendere chi siamo.

Ma per comprenderci pienamente dobbiamo necessariamente confrontarci con l’ altro e conoscerlo. La questione, ora, è che noi non accettiamo mai un confronto reale. Siamo portati allo scontro e non al confronto per timore probabilmente di perdere la nostra identità. Perchè accettare l’ altro, che è diverso da noi, impone di riconoscerci a nostra volta come “altri” per questo siamo portati a vedere lo straniero come una minaccia. Ciò che è sconosciuto ci porta lontano dalle nostre certezze, dagli schemi a cui siamo abituati. Il punto è proprio questo: imparare ad accogliere l’ altro dentro di sé.

Solo nel momento in cui impariamo a porci con ciò che è fuori di noi, che è altro da noi possiamo attuare qual passaggio da comunità chiusa in se stessa a comunità aperta e realmente libera. Se non cambia l’ essere dentro di noi non ci può essere accoglienza. L’ accoglienza deve entrare nel pensiero della comunità.

Occorre un ritorno all’ “umanesimo”, che come diceva Edward Morin, significa << compassione per gli altri. La modernizzazzione ci ha portati alla comunità del destino umano. Nel passato c’è stata una differenza tra le varie culture, religioni, razze. L’ umanesino deve rispettare le diversità umane. La sfida per un umanesimo planetario è la sfida per una conoscenza umana complessa, per un’ etica planetaria. L’ umanesimo planetario è una necessità vitale per uscire dalla siccità e dal sonnambulismo. Senza la terra rischia la disintegrazione >>.

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