Paolo e Karla raccontano il nuovo Ombligo de la Luna

Paolo e Karla raccontano il nuovo Ombligo de la Luna

Abbiamo intervistato Paolo e Karla per farci raccontare dell’Ombligo de la Luna e del suo trasferimento a Caulonia Marina.

paolo e karla

Cos’è l’Ombligo De la Luna?

Paolo: Ha due significati, il primo lo dico io. Deriva da un antica lingua nativa ed è dovuto alla vicinanza del Messico alla luna, che proprio per questo veniva definito l’ombelico della luna.

Karla: Inoltre, abbiamo scelto questo nome anche per un altro motivo. L’ombelico è il punto di equilibrio del corpo, è il punto da cui tutto prende vita. Il nostro intento era quello di creare un luogo in cui la gente possa trovare un punto di equilibrio in mezzo a tutte le cose brutte e strane che ci circondano, dove attraverso il “bello” si può far ritorno al grembo, proprio come un ombelico che ti alimenta.

Il circolo ha avuto come prima sede Roccella e si è appena trasferito a Caulonia, il che è un’ottima notizia per il nostro paese, che in questo periodo dell’anno ha una vita serale e notturna pari alla pietà di uno jihadista. Perché questo trasferimento?

Paolo: Perché ci piace essere campanilisti! No, non è vero. Ci trasferiamo, e credo che il nostro profilo di facebook tramite un’immagine faccia capire benissimo il perché del trasferimento. L’immagine, raffigura un pesce che salta da una boccia più piccola in una boccia più grande. Noi dobbiamo tanto a Roccella per tutto quello che abbiamo fatto in quest’anno e mezzo, anche perché il posto ci ha dato tanta visibilità, siamo stati apprezzati anche da tanti roccellesi e questo ci fa piacere. Ci siamo sentiti a casa anche lì. Poi abbiamo deciso di trasferirci a Caulonia perché non si poteva più lavorare, obiettivamente, con i vicini a fianco, anche perché lavoravamo noi, gli artisti internazionali o di calibro nazionale, il vicino e i carabinieri e quindi abbiamo deciso di trasferirci. Tra l’altro, il “nuovo Ombligo” avrà un giardino, dove poter sviluppare ancora meglio tutta quella che è la nostra programmazione artistica e in più potremmo riprendere visioni nel parco. Una cosa che in quest’anno e mezzo ci è mancata molto.

Non vi aspettate lamentele da parte del vicinato a Caulonia?

Paolo: Speriamo di no. Sennò gli offriamo 5 drink-card: “Salve, noi siamo i vicini rumorosi, ecco a voi 5 drink-card gratis! “.

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Secondo voi, quindi, ha senso investire a Caulonia?

Paolo: Si. Ha senso investire nella locride in generale, perché se viviamo qui non dobbiamo vivere in modo passivo. Questa è una cosa che diciamo e ripetiamo sempre ad ogni presentazione dei concerti e non ci stancheremo mai di ripeterla. Se si vive qua, se si è deciso di rimanere qui e di crearsi una vita in questo territorio, c’è bisogno di gente che lotta sotto tutti i punti di vista. L’importante è lavorare per questo territorio. Sperando che ci facciano lavorare per bene…

Visto che parliamo di questo territorio e visto che il vostro locale è uno dei pochi in cui si fanno continuamente iniziative, come valutate la scena culturale cauloniese e locridea?

Paolo: C’è fermento in tutta la locride. A Caulonia chiaramente si ha una chiave molto popolare, ormai da anni, e sarebbe anche stupido lasciarla, ad essere sincero. Perché comunque il Kaulonia tarantella festival e tante altre manifestazioni che si fanno, portano degli introiti veri al paese. Certo, si potrebbe fare sempre meglio, su questo non c’è dubbio, però non è nemmeno facile per chi ci lavora e per chi lo organizza. A questo fermento però, manca qualcosa. Manca la voglia di collaborare veramente, il crederci. Perché siamo troppo abituati a prendere bastonate e a non fidarci più gli uni degli altri, a causa delle brutte esperienze in generale. Vieni sempre visto con diffidenza e questo è un muro che va abbattuto. Se si riesce ad abbatterlo, potranno nascere anche degli eventi estemporanei fantastici, ma non solo. Ora la parola a Karla. Lei è un po’ più cattiva…

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Karla, dacci un bel titolo polemico per quest’intervista

Karla: Allora… io non essendo né calabrese né italiana, ho un’ottica diversa e quando sono arrivata qua, sono rimasta un po’ sotto shock, perché anche se sono cresciuta al confine fra il primo e il terzo mondo, cioè fra il Messico e gli USA, sono cresciuta con molti interessi, con tanti input a livello artistico: quattro festival di teatro all’anno e tre festival di musica abbastanza importanti, dove vedevi dall’opera, a Jarabe de Palo, cioè di tutto. Quindi avevi la possibilità di fare la tua scelta e dire: “vabbè, ho accesso a tutto, però a me piace questo” e quando sono arrivata qui, mi sono accorta che questa scelta non c’è. Ed è una cosa molto triste. E che, ora divento cattiva, c’è l’esaltazione del nulla! tante volte le persone qui dicono: “bravo, bravo!”, perché ha fatto, ma non si deve semplicemente fare, si deve fare bene. Per questo anche il nostro sforzo ha senso. Per confrontare gli artisti del territorio ad artisti internazionali o che comunque crescono in dinamiche diverse, penso che tutto ciò sia sano.

Fabio Macagnino o Mimmo Cavallaro?

Paolo: Fabio Macagnino tutta la vita.

Senza esitazioni?

Paolo: No. A Mimmo voglio bene. Ma sceglierei Fabio Macagnino tutta la vita. Credo che musicalmente, ma anche a livello di articolazione dei testi non ci sia paragone, poi comunque hanno due teste diverse, perché se Mimmo ha un successo enorme a livello nazionale, se lo merita tutto, per la costanza e per tutto ciò che di buono ha fatto in questi anni, però io dico Fabio Macagnino tutta la vita, per i sentimenti che mi offre.

Insomma tra: “A zafrate” e “Cioparella”, meglio “A zafrate”?

Paolo: Assolutamente.

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Si dice che l’Ombligo sia in contrapposizione con il Blue Dalhia, quanto c’è di vero?

Paolo: Non è assolutamente vero. Non centriamo niente l’uno con l’altro. L’ho detto di persona a Ruggero e Rosa, che per me sono stati dei genitori adottivi, musicalmente parlando, perché se non fosse stato per la “follia” di Ruggero e Rosa, io non avrei mai ascoltato artisti incredibili qui nella locride, 20 anni fa, 15 anni fa, 10 anni fa. È chiaro che noi facciamo anche musica dal vivo, ma fare musica dal vivo non vuol dire copiare nessuno, la musica dal vivo esiste da sempre. Noi facciamo anche moltissimo teatro, facciamo presentazioni letterarie, facciamo un po’ di tutto e poi siamo uno spazio espositivo. Credo che siamo uno spazio diverso. Però questa è una delle cose che personalmente mi ha fatto più male.

Il mettervi in contrapposizione?

Paolo: Si. Sempre e comunque. La gente purtroppo…il cuore dell’uomo è insanabilmente malvagio, noi lottiamo sempre per evitare di essere malvagi, per evitare di essere delle cattive persone e in alcuni casi la noia porta a dire magari una parola di troppo e ad inserire qualche cattiveria che non è mai stata detta, né da parte nostra e né da parte di Ruggero, spero. Ti ringrazio per questa domanda, così ho la possibilità di farla leggere anche ad altri, io voglio bene sia a Ruggero che a Rosa e credo che l’Ombligo de la luna abbia poco a che vedere col Blue Dalhia, se non per la musica dal vivo. Ma credo che questa debba essere la normalità. Ora tocca a Karla. Saranno due risposte diverse, perché io comunque sono affezionato a loro, Karla li conosce poco.

Karla: Per me il Blue Dalhia non rappresenta quello che rappresenta per tutti i ragazzi della locride. Quindi questo forte legame io non ce l’ho. Penso che l’Ombligo e il Blue Dalhia siano diversi perché il genere musicale è un altro. Noi abbiamo voluto ricreare la magia del teatro in un locale, il che è una sfida, però a quanto pare ci siamo riusciti e non è assolutamente lo stesso ambiente che si vive in un concerto del Blue Dalhia, che è bello, ma a me personalmente non piace quel genere musicale, a me non piace il rock spinto, a volumi alti e quindi siamo diversi e poi penso che la gente debba avere la possibilità della scelta. E se vuole andare il lunedì al Top, il martedì al Golosia, il mercoledì al Blue Dalhia e il giovedì all’Ombligo, che problema c’è? E’ così che funziona nel mondo “normale”, non devono esserci problemi del tipo: “io vado solo in questo posto e quindi non devo andare in nessun altro”. Ci deve essere la libertà di scelta.

Grazie alla vostra fantasia nell’arredare il locale avete ricevuto dei riconoscimenti dalla stampa estera. Ci dite qualcosa?

Paolo: Non ce l’aspettavamo. Ci hanno pubblicato in una rivista di pallets design negli Stati Uniti, una rivista di pallets design in Australia, e dopo aver fatto il giro del Mondo ci hanno pubblicato sul Consorzio di legno, che è la rivista che riguarda il lavoro sul legno in generale, ma anche sui pallet in Italia. Insomma… non ti nascondo che faccia molto piacere una roba del genere. Poi c’è stato quest’ultimo riconoscimento a gennaio, è arrivata questa notizia che siamo entrati a far parte dei primi 5 migliori Art Cafè d’Italia e questo dev’essere un punto di partenza per continuare a migliorare.

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Ringraziamo Paolo e Karla per quest’interessante chiacchierata, fatta di buoni propositi, belle parole e soprattutto tante risate di Paolo. Un in bocca al lupo da parte di tutta la redazione di “ciavula.it”, sperando che i nuovi vicini dell’Ombligo lascino lavorare in santa pace questi due ragazzi pieni di ottime idee ed energie positive. Personalmente, da nuovo vicino di casa dell’Ombligo non mi lamenterò assolutamente, anche se la proposta delle 5 drink-card omaggio era allettante, anzi, ce ne fossero di persone come Karla e Paolo che mettono tutta la loro forza, il loro impegno, il loro sudore e le loro doti, per far sì che questa terra possa migliorare. E soprattutto, come dice Paolo, per far sì che chi decide di vivere in questo territorio, abbia la libertà della scelta. Auguri a Karla e Paolo per questa nuova avventura cauloniese che sembra essere partita nel migliore dei modi.