Antonio Nicaso: Rapporto ‘Ndrangheta e Massoneria deviata

Antonio Nicaso: Rapporto ‘Ndrangheta e Massoneria deviata

Si è svolto brillantemente, a Caulonia Marina, l’ incontro organizzato dalla nostra redazione che ha avuto come protagonista uno dei maggiori esperti a livello mondiale di ‘ndrangheta: Antonio Nicaso. Nicaso, originario di Caulonia, ha dialogato con i suoi compaesani e risposto alle domande del pubblico.

Come giornalista di ciavula, io gli ho chiesto di spiegarci “i rapporti esistenti tra la ‘ndrangheta e la massoneria deviata”.

Di seguito la sua risposta.

<< Dopo il Summit di Montalto, sull’ Aspromonte, svoltosi il 26 Ottobre 1969, la ‘ndrangheta fece il salto di qualità. A tale incontro parteciparono gli uomini d’ onore provenienti da tutta la provincia di Reggio Calabria e in quell’ occasione si decise che la ‘ndrangheta dovesse essere una sola in tutta la provincia e si dovesse essere tutti uniti “chi vuole stare sta, chi non vuole se ne può anche andare”. In questo contesto la ‘ndrangheta strinse legami con il potere, con le classi dirigenti e massoneria deviata compresa riservandosi, però, una propria autonomia pur rinunciando al suo essere una ‘ndrangheta familistica perché da quel momento doveva dividersi i soldi con altri.

Furono proprio i Santisti ad affiliarsi alla massoneria e a stringere rapporti con la politica. Uno di questi fu Paolo De Stefano, “Santista” che entrò a far parte della massoneria e intrattene rapporti con diversi uomini delle istituzioni statali. Ora sono i politici ad andare dalla ‘ndrangheta, e non la ‘ndrangheta dai politici, a chiedere i voti e di essere sostenuti alle elezioni provinciali e comunali. La ‘ndrangheta lo aveva già capito da tempo che la politica potesse essere il mezzo per acquisire potere. Furono proprio questi rapporti con il potere e con la politica che portarono, anche nella Locride, la ‘ndrangheta alla speculazione edilizia e a garantirsi: l’ appalto di opere pubbliche, le risorse legate all’ agricoltura e alla pastorizia, il servizio dei trasporti, la fornitura di materiale, l’ espropriazione dei terreni necessari, l’ assunzione della manodopera. L’ assegnazione degli stessi appalti venne condizionata dai capi di zona. Persino il controllo di alcuni porti, come quello di Gioia Tauro, la costruzione del quinto centro siderurgico e il completamento dell’ autostrada del sole come la Salerno Reggio Calabria. Si è difronte, quindi, ad una nuova svolta: quello del rapporto ‘ndrangheta-politica con il mondo economico-finanziario locale e nazionale. Furono molti i subappalti che finirono nelle mani delle ‘ndrine con la complicità di alcuni imprenditori del Nord Italia. Questo sodalizio “’ndrangheta-politica-economia-massoneria” ormai è diventato una questione globale>>.

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