Facciamo ripartire la nostra Repubblica!

Facciamo ripartire la nostra Repubblica!

Il 2 e il 3 giugno 1946 si tenne il referendum istituzionale, indetto a suffragio universale, attraverso il quale gli italiani venivano chiamati a scegliere tra la forma repubblicana e quella monarchica.
Con 12.718.641 voti contro 10.718.502, l’Italia diventa una Repubblica dopo ottantacinque anni di regno e con l’esperienza fascista appena conclusa.
Una Repubblica democratica, in cui la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
È quindi il popolo, attraverso la scelta dei propri rappresentanti istituzionali, a determinare e a determinarsi, attraverso lo strumento imprescindibile del voto, ed altri strumenti propri della democrazia, come i referendum.
La forma repubblicana è un elemento peculiare del nostro ordinamento, al punto da non essere oggetto di revisione costituzionale.
È interessante però chiedersi quanto, nella nostra Repubblica, la sovranità sia concretamente appartenuta al popolo, soprattutto negli ultimi anni.
Il sistema di liste bloccate previsto dal Porcellum, per esempio, ha a lungo svilito il voto e di conseguenza il potere decisionale degli italiani, facendo si che fossero i giochi di palazzo a predeterminare, impacchettare e confezionare l’elenco dei candidati.
Com’è noto, il suddetto Porcellum è stato dichiarato incostituzionale, ma prima è stoicamente riuscito a dare il proprio contributo alle elezioni Politiche del 2013, delle quali l’attuale governo è figlio.
Si assiste oggi pertanto al paradosso di un Parlamento eletto attraverso una legge incostituzionale.
Ancor di più, la nostra Repubblica democratica in cui la sovranità appartiene al popolo perde di credibilità ogni volta che ad un appuntamento elettorale vince l’astensionismo (occasione ultima ma non meno importante, le Regionali del 31 maggio scorso).
Si, è vero, può sembrare una valutazione esagerata, anche perché scegliere di non partecipare (non votare) è comunque espressione altissima di libertà di scelta, ma la sconfitta politico-istituzionale si ha quando i cittadini smettono di sentirsi rappresentati o di credere di poterlo essere.
Tale tendenza è evidente nel recente passato, a dimostrazione del fatto che molti italiani dubitano dei connotati stessi della nostra Repubblica, dei suoi strumenti e dei suoi risultati.
Pertanto, la sfida sociale e politica più importante consiste nel restituire credibilità all’Italia.
Ad ogni modo oggi, a quasi settanta anni dalla nascita della Repubblica italiana, occorre soffermarsi su quanto essa sia importante e vada tutelata e resa costantemente effettiva.
Affermazione forse ovvia, ma a ben vedere non troppo: nel periodo successivo al dopoguerra, per molto tempo, l’Italia è stata considerata un bel giocattolo, che ha garantito a tutti una certa dose di divertimento e benessere per poi essere abbandonato in una metaforica soffitta, maltrattato e dato per scontato.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: il bel giocattolo si è rotto, la Grande Bellezza per certi aspetti è stata dissipata.
Adesso è invece necessario restituire progettualità alla nostra Repubblica, a partire dai cittadini fino alle istituzioni, attraverso una partecipazione vigile e sempre attiva.
La delusione e la disaffezione sono legittime, ma non devono mai sfociare nella resa.
La nostra è una Repubblica democratica, e la sovranità appartiene a ciascuno di noi.
Difendiamola, esercitiamola, così come previsto dalla Costituzione!
Non rinunciamo mai a dare il nostro contributo.
Riprendiamo, tutti noi, il giocattolo dalla soffitta, e facciamolo ripartire.

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