Gioiosa avvolta dal profumo di mosto

Gioiosa avvolta dal profumo di mosto

In questo inizio autunno si riaffacciano alcune certezze: il primo fresco, l’ultimo “colpo di coda” del caldo estivo, il viale ingiallito, la nostalgia per un’estate passata e ancora nitida nella memoria, ma soprattutto il profumo del mosto, pungente, intenso, assolutamente riconoscibile tra l’odore della prima terra bagnata e quello del gelsomino che non si rassegna a sfiorire.
Passeggiando per le strade del centro storico, per il viale, per i giardini, si troverà sempre un angolo di Gioiosa che profuma di mosto.

foto mosto

E’ l’odore di una tradizione che cadenza il tempo, prima l’uva poi le olive, che scandisce il passare delle stagioni e che ci ricorda che siamo figli della terra, che attraverso questa ancora riusciamo a dare senso a quelle tradizioni sempre più ingiallite, sbiadite, lontane. La terra, che produce grappoli corposi e dal colore intenso, richiama ciò che siamo, ci ricorda da dove veniamo. E credo sia fondamentale, credo sia “bello”. Mi rendo conto che “bello” è un aggettivo usurato, banalizzato, in un mondo in cui il bello viene associato ad un like su facebook (e ci sta, per carità, che la modernità faccia il suo corso), ma ho sempre pensato che la bellezza autentica, quella che ancora mi commuove, sia nelle mani nere di fatica di mio zio Giuseppe che gira il tornio con forza per produrre un ruscello rosso e sottile, sia nella voce di mio nonno che lo accompagna raccontandomi di quando anche lui, da bambino, raccoglieva l’uva dai filari, sia nell’amore per quello che siamo stati.

foto zio

A colpirmi è il rigore necessario da seguire per fare il vino, dalla raccolta dell’uva, alla diraspatura, dalla pigiatura fino alla fermentazione. La raccolta dell’uva è già di per sé qualcosa di unico. Chi ha la fortuna di poter raccogliere la “sua” uva coinvolge tutta la famiglia, tutti aiutano, anche quelli che poi non sono così amanti del prodotto finale. I passaggi successivi, ovvero la diraspatura, cioè separare i raspi dall’acino e la pigiatura permettono di dare inizio al miracolo della produzione del vino, comincia a vedersi chiaramente il frutto del proprio lavoro. Poi, arriva l’attesa prima della svinatura, che consiste nella fuoriuscita del mosto dal recipiente e nella raccolta delle bucce che possiedono ancora molto liquido e che, quindi, inserite nella pressa per la torchiatura, daranno altro mosto. E poi di nuovo l’attesa per la fermentazione, necessaria per ottenere il prodotto finale.

uva
Passaggi obbligati, fasi conosciute. Per Gioiosa il vino non è solo una bevanda, ma è un ripetersi di gesti e abitudini, che non sono un restare fermi allo stesso punto, ma è un passare, anno dopo anno, da quello stesso punto, per rinfrescare la memoria, per non dimenticarci che Gioiosa deve tendere sempre più alla modernità, ma che nello stesso tempo le è utile passare a salutare quello che era, per poter brindare, anche quest’anno, alla nostra salute.

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