La riflessione di Pasquale Aiello sul giorno della memoria

La riflessione di Pasquale Aiello sul giorno della memoria

“Arbeit macht frei”. Con un cenno di lugubre ironia, così recitava una scritta sul cancello all’ingresso del campo di sterminio ad Auschwitz, oltre il quale, per migliaia e migliaia di deportati era l’inferno. I deportati erano i prigionieri dei rastrellamenti nazisti: ebrei soprattutto, ma anche zingari, omosessuali e chiunque aveva idee politiche diverse da chi comandava. Era la shoa, l’olocausto, il genocidio, il massacro insomma, che un dittatore criminale dal nome Hitler sostenuto, in Italia, da un altro che promulgava leggi razziali e di nome faceva Mussolini, aveva deciso di compiere annientando tutti quelli che non erano considerati parte della cosiddetta ‘razza ariana’.
Uomini, donne e anche bambini, appena dentro, venivano spogliati, rasati, e lavati con getti di acqua gelida. Coloro che avevano una qualche disabilità venivano condotti direttamente nelle camere della morte, mentre a tutti gli altri veniva inciso un numero sulla pelle. Erano, cosi, privati della loro identità e col passare del tempo anche il corpo diventava un cumulo di ossa traballanti.
A distanza di tempo, precisamente con la legge 211 del 2000, in Italia, col riconoscimento ufficiale delle nazioni unite, ogni 27 gennaio, giorno in cui, nel 1945, le truppe dell’armata rossa abbatterono i cancelli di Auschwitz, liberando così i pochi prigionieri rimasti in vita, si celebra la giornata della memoria. E’ una ricorrenza, questa, per ricordare e non dimenticare mai, imprimendolo nelle nostre menti, l’immane carneficina, compiuta nel cuore dell’Europa. Ma è anche una commemorazione per prendere coscienza del fatto che quotidianamente ci rendiamo responsabili di tante prepotenze e discriminazioni nei confronti di chi riteniamo diverso. Teoricamente saremmo tutti comprensivi, accoglienti e tolleranti, ma nei momenti di vaneggiamento viene fuori il razzista che è in noi. Occorre capire che ognuno potrebbe essere il diverso, bisogna che ci si indigni e si urli con forza tutta la nostra contrarietà verso le disuguaglianze e le ingiustizie in qualunque parte del mondo, però ahimè, spesso anche senza renderci conto, non lo facciamo perché non vogliamo disturbare la nostra coscienza e per opportunismo, molto facilmente, ci lasciamo precipitare nella trappola dell’indifferenza.

Pasquale Aiello