La pagella sul cuore

La pagella sul cuore

La notte tra il 18 e il 19 aprile 2015, un ragazzino originario del Mali ha perso la vita nel Mediterraneo assieme ad altre ottocento persone, perché il peschereccio su cui viaggiavano è affondato. La sua storia è ora tornata in primo piano in quanto raccontata dalla patologa Silvia Cattaneo, che ne ha analizzato il corpo recuperato dai sommozzatori.

Il ragazzo non aveva nulla con sé: né denaro, né oggetti. Aveva però la sua pagella scolastica, ben ripiegata e cucita nella giacca, custodita con l’amore e la cura che si riservano alle cose più care, più preziose.

Quella pagella per lui rappresentava tutto: la testimonianza delle sue capacità e dei suoi sforzi, il lasciapassare per un futuro migliore e all’altezza dei suoi sogni, la richiesta di essere accolto, rispettato.
Una pagella cucita sul petto come una medaglia al valore, come una sorta di bussola capace di orientarlo restituendogli la consapevolezza di sé in mezzo alla devastante incertezza del migrare.

Una pagella che, attraverso gli ottimi voti riportati in arabo e in francese, ci parla di un giovane brillante e volenteroso che sembrava voler gridare al mondo: “Vedete, sono bravo! Io ci posso stare in Europa: non voglio dare fastidio a nessuno, voglio solo imparare”.

Una pagella emblema di quell’istituzione scolastica che noi oggi diamo per scontata e che troppo spesso viene sminuita e trascurata, ma che per quel giovane morto in mezzo al mare rappresentava il futuro, la speranza, l’ambita prospettiva di migliorarsi attraverso lo studio e la conoscenza. Quanto sarebbe bello se anche per noi la scuola tornasse ad essere quello che era per quel ragazzino: uno strumento di crescita e di riscatto, un valore da difendere, un orgoglio da cucirsi sul petto.
Quel ragazzino che veniva dal Mali aveva tanto da offrire alla vita, e sperava che la pagella gli garantisse il diritto di realizzare i suoi sogni.

Purtroppo non è servito, non è bastato.
Quella pagella non ha salvato la vita al giovane. Eppure è rimasta lì, cucita vicino al cuore, come a volerne raccontare la storia e ricordarne il valore; come a voler scuotere l’umanità dalla sua sconfortante indifferenza.