Le “vacche sacre” della ‘ndrangheta non sono più intoccabili

Le “vacche sacre” della ‘ndrangheta non sono più intoccabili

Notizia tratta da: l’espresso

di Michele Albanese

Risolvete il problema delle vacche “sacre” della ‘ndrangheta. Un appello che molti mesi fa echeggiò nella Piana di Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria e che fece il giro del mondo. Se ne occupò persino il “ The Times” citando le iniziative dello Stato in Calabria. Gli appelli di cittadini, associazioni e sindaci allo Stato si moltiplicarono. La soluzione venne individuata dall’attuale Prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari che costituì nei primi mesi del 2017 una task force dichiarando guerra al fenomeno. Non si poteva accettare che vi fosse una zona franca per le vacche della ‘ndrangheta. Polizia, Carabinieri Forestali, veterinari dell’Asp, Polizia Provinciale avviarono una campagna a tappeto in un vastissimo territorio prima narcotizzando le vacche e poi dopo un controllo veterinario abbattendole. E oggi i bovini catturati o abbattuti sono stati centinaia, quasi 400.

Gli incidenti si registravano giorno dopo giorno. Una sera una bambina di pochi anni si è salvata per puro caso solo perché qualche attimo prima la mamma l’aveva presa in braccio. Viaggiava in auto con il papà, quando l’auto ha impattato con un toro che ha sfondato lo sportello posteriore. L’avrebbe sicuramente incornata. Prima ancora altri incidenti. Tanti incidenti. Solo per puro caso non ci è scappò il morto come accadde anni fa, all’altezza del quadrivio Bombino, tra Taurianova e Polistena.

Non c’è sera soprattutto lungo la strada provinciale che collega Cittanova a Taurianova che un toro o una vacca non impattava con un’auto che transitava sull’arteria. I rischi per i cittadini erano enormi ed in tanti continuavano ad invocare una soluzione e quindi un intervento autorevole dello Stato. Uno scempio senza fine, un fatto preoccupante sia per quanto riguarda l’ordine e la sicurezza pubblica che l’incolumità dei cittadini. Animali liberi di pascolare dove volevano distruggendo ciò che incontravano senza alcuna resistenza. E che si nutrivano senza alcun controllo sanitario spesso in discariche abbandonate e, che spesso venivano inserite nel circuito della macelleria clandestina. Carni senza controllo veterinario che rischiano di finire sulle tavole dei cittadini. Una vicenda tutta in salsa calabrese che trasudava di illegalità e arroganza mafiosa. Un fenomeno, quello delle vacche sacre, che si diffonde all’inizio degli anni 70 quando si sviluppò una nuova forma di pascolo abusivo che cominciò a provocare ingenti danni all’agricoltura e che fu l’origine di pericolosi incidenti stradali.

Centinaia di vacche, di bovini che la gente ha prontamente battezzato “sacre” perché appartenenti alle famiglie della ‘ndrangheta della zona, e perciò intoccabili cominciarono a vagare per la montagna dall’Aspromonte fino ai grossi centri di Cittanova, Taurianova, Molochio, in cerca di cibo. All’inizio i mafiosi, lontani dal proprio ambiente perché in galera o latitanti, furono costretti a lasciare vagare il bestiame per i campi. E nessuno aveva il coraggio d’intervenire, temendo la vendetta e le rappresaglie delle famiglie mafiose. Ci furono agricoltori che, accortisi della presenza sui propri campi di animali feriti o morti in seguito ad incidenti stradali si adoperarono per rimediare ai danni e per chiedere la benevolenza e la comprensione dei mafiosi. Altri, molti a dir la verità, provarono a recintare i campi nel tentativo di arginare degli animali. Ma ciò non servì a frenare le devastazioni.

Il primo intervento dello Stato arriva nel 1983, quando il Prefetto di Reggio Calabria emanò il primo decreto con il quale ha dispose la cattura e l’eventuale abbattimento degli animali vaganti. Negli anni successivi anche l’allora Procuratore della Repubblica di Palmi Agostino Cordova ordinò persino un blitz contro le «vacche sacre», gli animali che la ‘ndrangheta lasciate pascolare in libertà. Molti capi furono abbattuti, ma ciò non bastò a debellare in fenomeno. Anzi negli anni successivi il loro numero è aumentato a vista d’occhio. Qualche anno dopo ci provò il Prefetto Sammartino ma si scontrò con gli animalisti che chiesero clemenza per gli animali avviando anche una petizione popolare. Per anni nonostante le tante denunce giornalistiche, gli incidenti stradali alcuni anche con morti e feriti gravi, le vacche “mafiose” continuarono libere a scorrazzare per i campi, per le strade statali i paesi e le ferrovie. Tanto che alcune cittadine della Piana somigliano sempre più a Pamploma, con tori enormi che vagavano ad ogni ora del giorno o della notte; bovini che invadevano persino la ferrovia. Alcuni anni fa un treno delle Ferrovie Calabresi deragliò tra Cittanova e San Giorgio dopo aver investito un bovino e prima ancora un altro incidente stradale si verificò nei pressi del Cimitero di Jatrinoli a Taurianova.

Così il fenomeno è stato completamente ridimensionato, ma non del tutto debellato. Lo Stato ha risposto con determinazione all’arcaicità della ‘ndrangheta e « continuerà a farlo fino a quando l’emergenza non cesserà completamente» dice il Prefetto Di Bari.