Vivere a Reggio Calabria con gli occhi di un 22enne: “Vedere amici e parenti costretti ad andare via è inaccettabile”

Vivere a Reggio Calabria con gli occhi di un 22enne: “Vedere amici e parenti costretti ad andare via è inaccettabile”

Vivere a Reggio Calabria a 22 anni può essere visto da occhi esterni come un limite a quelle che sono le possibilità di crescita personale e lavorativa per un giovane ragazzo. È dalle difficoltà però che è possibile ricavare grandi energie e idee che possono poi scrivere la storia. 

Il divario tra nord e sud è ancora evidente su vari fronti, viviamo in un’epoca dove troppe volte i migliori sono costretti ad andare via e diventare risorse per un territorio diverso da quello in cui si sono formati sotto l’aspetto culturale e morale.

Vedere amici e parenti costretti ad allontanarsi dai loro cari perché oppressi in una corsa senza meta, intrappolati in un meccanismo di negatività, non può essere considerata la norma ma situazione inaccettabile.

Fortunatamente la nostra generazione ha una risorsa in più: internet ci porta ad accorciare i chilometri che ferrovie e aerei ci permettono di attraversare solo con prezzi fuori mercato e servizi inadeguati, la rete abbatte il muro della conoscenza e della comunicazione nello stesso modo in cui a costo zero posso esprimere il mio pensiero tramite queste parole.

Credo in una Reggio giovane e bella che può andare oltre l’invidia e la scorrettezza, che crede nel gioco di squadra e sa remare tutta dalla stessa parte. Vedo ragazze e ragazzi compiere sacrifici ogni giorno per crearsi un futuro, che però restando soli, cadono senza trovare nessuno che li aiuti a rialzarsi. Cadere è uno dei modi più efficaci per imparare, non bisogna spaventarsene.

Vorrei che tutti insieme lavorassimo per creare la nostra città futura, città che può creare tante possibilità per le sue caratteristiche geografiche e storiche che molti ci invidiano. 

Non voglio camminare per strada e sentire lamentele e critiche su tutto ciò che ci circonda, voglio che ci alziamo e riflettiamo su cosa ognuno di noi può fare per rendere il posto in cui viviamo leggermente migliore di quello che oggi è.

Non ha senso aspettare che qualcuno cambi le cose, basta assumere su di noi la sfida del cambiamento. 

Io ci sono e tu? 

Antonio

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