Votare SI al referendum significa tradire il Sud

Votare SI al referendum significa tradire il Sud

HANNO TRADITO IL SUD

Dopo essere stati eletti in Campania, Calabria, Basilicata… dimenticano il Sud e lo tradiscono.

Non ci stupisce “l’uomo della Padania” che a suon di “terroni, ladri e fannulloni” si fa eleggere in Calabria e mette nel suo programma elettorale il taglio della rappresentanza a discapito del sud, dei piccoli e medi comuni e delle aree interne;

ci stupisce invece che a sostenere questo taglio – e a farne addirittura un cavallo di battaglia (confondendo furbescamente riduzione dei privilegi con taglio della rappresentanza) – siano coloro che di quelle terre conoscono le necessità e il bisogno di ascolto, per averle abitate.

Questo bagaglio alla voce dei bisogni lo stanno ottenendo sfruttando un risentimento popolare che esiste ed è forte. Alimentano a suon di slogan e semplificazioni becere quella rabbia sociale che mette gli uni conto gli altri e tutti contro le istituzioni.

Troppo facile fare i populisti e dare le risposte sbagliate.

Al Senato la Calabria subirà un taglio del 40%, la Basilicata del 57%, la Campania del 37,9%, la Puglia del 35%, la Sicilia del 36% e la Sardegna del 37,5%. Percentuali altissime se paragonate al 14,3% del Trentino Alto Adige.
Come se questo non bastasse, i pochi Comuni superiori ai 100mila abitanti (45/7903) saranno sovra rappresentati a discapito di quelli piccoli e medi (che in Italia sono la stragrande maggioranza) e alle aree interne.
Infatti i comuni italiani sono 7903 in totale e quelli tra i 5mila e i 60mila abitanti sono ben 7784.
Dunque, scopriamo che oltre 30milioni di italiani sarebbero danneggiati nella possibilità di dare voce alle loro esigenze.

Restringere la rappresentanza in un momento come questo di forti tensioni e bisogni sociali è quindi semplicemente pericoloso. Non solo perché equivale a non avere il coraggio di portare in Parlamento le necessità di una parte di popolo, delle aree interne, del Sud – dei tanti Sud diffusi in tutta Italia – delle minoranze, degli invisibili; è pericoloso perché crea un grave danno nella cultura politica del Paese: il prestigio delle istituzioni non deve essere confuso con la lontananza, ma con un migliore servizio per le persone.

La politica e la cultura devono tornare ad essere accessibili per tutti i cittadini: solo così potremo riavvicinare le persone e le istituzioni.

Le porte vanno spalancate. Non va riservato l’ingresso a pochi.

Sono tempi difficili e gli ostacoli sono grandi. Qualcuno ha tradito, ma non possiamo permetterglielo. Questa volta, indietro non si potrà più tornare.

Pagina facebook 6000 Sardine

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