Dragonero n. 159 – “Il passo degli scout”. La recensione

Dragonero n. 159 – “Il passo degli scout”. La recensione

Con Il passo degli scout Dragonero si conferma uno dei laboratori più interessanti del fumetto Bonelli, per la capacità di mettere insieme, in un unico albo, tre voci autoriali distinte e altrettanti disegnatori di grande personalità.

La scelta — Luca Enoch e il talento di Luca Lamberti

Ad aprire il numero è Luca Enoch, che porta nel mondo di Dragonero una sensibilità che i suoi lettori storici conoscono bene, quella per i racconti che intrecciano l’avventura a una riflessione più ampia sulla condizione femminile. Non è un tema che Enoch affronta mai in modo didascalico o a tesi, lo fa passare attraverso i personaggi, le loro scelte concrete, il peso delle aspettative e dei ruoli imposti, ed è proprio in questa capacità di rendere politico ciò che resta narrativamente vivo che sta la sua cifra migliore.

A raccontare per immagini questa storia è Luca Lamberti, e qui la recensione si fa quasi superflua, siamo di fronte a uno dei disegnatori più dotati. Il suo tratto dà alla storia di Enoch esattamente ciò di cui aveva bisogno, misura, eleganza, capacità di far “respirare” le tavole senza mai sacrificare la leggibilità dell’azione. È il tipo di disegnatore che eleva la sceneggiatura che gli viene affidata, e questo episodio ne è un’ulteriore conferma.

Il trasporto — Stefano Vietti e la maturazione di Lorenzo Nuti

La seconda storia, firmata da Stefano Vietti, cambia decisamente registro, qui il tono si fa più cupo, più teso, con un’atmosfera che pesa sui personaggi fin dalle prime tavole. Vietti, co-creatore della serie insieme a Luca Enoch, sa come lavorare per fare emergere il lato più oscuro dell’Erondar, e in questo episodio lo fa senza concedere sconti.

Il vero elemento su cui vale la pena soffermarsi, però, è la crescita di Lorenzo Nuti. Chi segue Dragonero da tempo ricorderà i suoi primi lavori sulla testata, penalizzati da vignette che a volte apparivano confuse e difficilmente leggibili. In “Il trasporto” quella fase sembra ormai alle spalle, il tratto di Nuti è oggi molto più controllato, la narrazione per immagini è pulita, le sequenze d’azione si leggono con naturalezza. È un miglioramento netto, di quelli che si notano storia dopo storia.

La misericordia dell’acciaio — Luca Barbieri e i disegni straordinari di Giovanni Talami

Ma è nel finale che l’albo trova il suo momento più alto. La terza storia, breve ma densissima, porta la firma di Luca Barbieri che qui porta con sé lo spirito di Senzanima con un racconto crudo, che non concede consolazioni, e che usa la guerra non come sfondo avventuroso ma come materia stessa della narrazione, nella sua ferocia e nella sua insensatezza.

È la storia più coraggiosa dell’albo proprio perché rifiuta la comodità a cui il fumetto d’avventura (Dragonero compreso, nelle sue storie più tradizionali) ci ha abituati, quella di un confine netto tra bene e male, tra chi combatte per una causa giusta e chi per una ingiusta. Barbieri lavora invece sull’ambiguità, sul fatto che la guerra tende a livellare le ragioni di chi la combatte, restituendo soprattutto orrore, stanchezza, perdita. È un registro che lascia il segno, e che fa venire voglia di dire, senza mezzi termini che ne servirebbero di più, di storie così, capaci di incrinare le certezze morali che il genere avventuroso tende invece a rassicurare.

A rendere questo episodio ancora più memorabile sono i disegni di Giovanni Talami, che qui raggiungono un livello che definire straordinario non sembra affatto esagerato. Il suo segno asciutto, la cura nella resa dei corpi e dei volti, la capacità di caricare ogni tavola di una tensione quasi fisica, tutto concorre a rendere “La misericordia dell’acciaio” l’episodio più riuscito, dal punto di vista grafico, dell’intero albo.

In sintesi

Il passo degli scout mette insieme tre storie, tre autori e tre disegnatori profondamente diversi tra loro, e lascia che sia proprio questa varietà a definirne il valore. Si parte dalla sensibilità di Enoch e dall’eleganza di Lamberti, si passa per il cupo thriller di Vietti disegnato da un Nuti sempre più maturo, per chiudere con il pugno nello stomaco firmato da Barbieri e Talami, probabilmente il vertice qualitativo del numero, e la dimostrazione che Dragonero, quando si concede la libertà di raccontare la guerra senza eroi né retorica, riesce a essere qualcosa di più di una semplice serie fantasy avventurosa.

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