Jole Santelli pensa di governare un gregge ma i calabresi non sono pecore.

Jole Santelli pensa di governare un gregge ma i calabresi non sono pecore.

Il 26 gennaio scorso è stata nominata alla carica di Presidente della Regione Calabria, la forzista romana Jole Santelli, attraverso un’elezione priva di ogni forma di politica.

Vicesindaco della città di Cosenza, portata al dissesto finanziario dalla Giunta guidata da Mario Occhiuto e di cui la Santelli faceva parte. L’unico segno indelebile lasciato dall’amministrazione della Città dei Bruzi, oltre al disastro economico, è quel ponte, tanto mastodontico quanto inutile, che collega Cosenza con il nulla. Un’opera realizzata, per metà, con soldi sottratti dalle buste paga dei lavoratori per circa 20 anni che sarebbero dovuti servire per finanziare le case popolari della Città. Invece no, evidentemente il ponte è più importante.

https://www.corrieredellacalabria.it/politica/item/65946-dieci-milioni-di-fondi-gescal-per-il-ponte-di-calatrava/

Sicuramente, nel corso della non campagna elettorale portata avanti per raggiungere l’unico interesse della destra: il potere e conclusasi al passo di tarantella, Jole Santelli non avrebbe mai immaginato di trovarsi, a meno di un mese dalla sua elezione, a dover affrontare una Pandemia.

Ma, come sappiamo, la Calabria si muove a rilento. Infatti la proclamazione ufficiale è avvenuta, a 20 giorni dalle elezioni, il 15 febbraio scorso. Nei primi cinque giorni, sono arrivate le nomine dei primi due Assessori: Sergio De Caprio all’Ambiente e Sandra Savaglio all’Istruzione.

Poi la catastrofe: il nuovo Coronavirus apparso in Cina, approda sul territorio italiano, non è ancora chiaro in che modo e forse mai lo sarà.

E Jole Santelli, a meno di un mese dalla sua elezione, si trova a dover affrontare la più grande battaglia che le generazioni ospiti, in questo periodo della storia, di questo granello di universo chiamato Terra, si siano mai trovati a dover combattere.

Lei, che fino a un mese prima era impegnata a togliere le scarpe per affrontare al meglio le insidie dei passi della tarantella, si ritrova addosso la responsabilità di tutelare la salute dei propri cittadini, di doverli difendere da un nemico invisibile che si muove silenzioso, che si nasconde dentro noi e che utilizza i nostri spostamenti per colpire; un nemico a cui non si possono chiudere i porti, che non puoi sbattere in galera; un nemico che mette a serio rischio la stabilità del nostro sistema sanitario, ridotto già ai minimi termini da uomini che Jole Santelli conosce bene; un nemico che potrebbe mettere i medici di fronte a un bivio, quello di dover scegliere, tra due vite da salvare, a chi dare priorità.

Forse sarebbe bastato spiegare questo per far capire ai calabresi che è necessario rispettare quelle che le sono le direttive, non per impedire il contagio, perché sarebbe impossibile anche solo pensarlo, ma riuscire a diluirlo il più possibile nel tempo per permettere alle strutture ospedaliere di poter accogliere tutti quelli che purtroppo vengono colpiti dal nemico, e garantire loro le cure necessarie.

Perché la Politica, quella che in Calabria non esiste, questo dovrebbe fare. Stare vicina ai cittadini, raccontare la verità, spiegare loro che sono chiamati a svolgere un ruolo importante, non solo per sé stessi, ma per l’intera comunità, per l’intero mondo. E soprattutto, la Politica avrebbe dovuto dare le giuste motivazioni.

I calabresi, si sa, sono un popolo pacifico e mansueto, forse troppo, e non si sarebbero mai messi in mezzo alla strada per protestare contro le misure che li privano, indubbiamente, di alcune libertà, soprattutto se non vengono colpiti in prima persona. Allo stesso tempo, i calabresi, sono anche ribelli perché, si sa anche questo, non stanno agli ordini di nessuno e continuano ad agire come se nulla fosse.

Ma se viene spiegato loro che i sacrifici sono necessari perché questa volta il nemico non può essere scacciato via, questa volta non è “o Piemontese ch’avimm a scaccià”, questa volta non sono le SS tedesche, questa volta non è la ‘Ndrangheta.

Se ai calabresi si spiega che questa volta la battaglia è persa in partenza e la sola cosa da fare è quella di cercare di uscirne col minor numero possibile di morti e di feriti e l’unico modo per farlo è, purtroppo, eliminare il contatto fisico, sacrificio immenso per i calabresi perché, sappiamo anche questo, non c’è, in Italia, una Regione in cui il popolo ami i baci, gli abbracci e, soprattutto, le strette di mano come lo si fa in Calabria.

Se ai calabresi viene spiegato che, sì, la battaglia è persa ma che vinceremo la guerra quando la comunità scientifica riuscirà a trovare una cura o un vaccino capace di sconfiggere questo nemico invisibile che utilizza noi stessi per ucciderci, e che fino a quel momento bisogna fare sacrifici e rispettare le indicazioni per proteggere noi stessi e i nostri cari.

Se tutto ciò fosse stato spiegato ai calabresi, non sarebbe servita nessun tipo di ordinanza, nessun tipo di imposizione, nessuna richiesta di intervento dell’esercito, non sarebbe servito nient’altro per spingere i calabresi a sigillarsi in casa, barricarsi negli scantinati, seppellirsi nei bunker; perché i calabresi, tutti, dalla donna più anziana e saggia al bambino più ribelle, dai beoni da bar alle comari di ruga, sono un popolo di resilienti e quando gli viene affidato un compito, un impegno o un dovere, soprattutto morale, sono i migliori nel portarlo a termine.

Invece no. Nulla di tutto ciò è stato fatto, nessuno ha spiegato ai calabresi il motivo per cui ci vengono richiesti sacrifici immensi, e soprattutto nessuno ci ha raccontato la verità su quanto tempo durerà questa emergenza. Stando alla delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio scorso, carte alla mano, come si suol dire, “è dichiarato, per 6 mesi dalla data del presente provvedimento, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”, quindi fino al 31 luglio, salvo modifiche.

Invece di fare ciò, che avrebbe significato semplicemente dire la verità, anche se avrebbe generato, forse, rassegnazione e sconforto ma, al tempo stesso chiarezza e senso di responsabilità; Jole Santelli, dopo aver raggiunto il tanto desiderato Potere, ha deciso di provare a far chiudere in casa la cittadinanza a suon di ordini, come un pastore col suo gregge, per poi andare dal Governo a chiedere aiuto e presentare richieste del tutto inappropriate, ma i calabresi non sono pecore.

Ma come ha agito il nostro Governo Regionale? Andiamo con ordine.

Siamo al 22 febbraio, quando, una donna rientrata da Milano fa sorgere dubbi sulla possibilità di doversi trovare di fronte al primo caso di infezione da Coronavirus sul territorio regionale, risultato poi negativo, fortunatamente.

Il 27 febbraio viene finalmente “attivato”, o quanto meno presentato, il Numero Verde regionale, che risulta praticamente irrintracciabile. Insieme all’emanazione dell’ordinanza per la pubblicazione delle informazioni sulle misure di prevenzione, i disinfettati nei locali pubblici e l’ordine di comunicare l’arrivo in calabria da zone a rischio epidemiologico. Insomma, segnali positivi che facevano ben sperare.

Ma da quel giorno inizia la latitanza, sull’emergenza Coronavirus, della Santelli, forse dovuta alla ricerca di Assessori per comporre una Giunta e alla diatriba con Salvini, interrotta dalla comunicazione della proroga dei termiti per l’utilizzo dei finanziamenti per le attività culturali, quelle che conosciamo come feste e sagre di paese.

La latitanza, sul tema, dopo oltre una settimana durante la quale si sono presentati i primi casi di Coronavirus in Calabria, si interrompe il 6 marzo con la prima richiesta al Ministro della Salute, Roberto Speranza, per ricevere aiuto in termini di medici per affrontare l’emergenza, se così possiamo definire la presenza di quattro casi in tutta la regione, mentre altre Regioni apparivano come un teatro di guerra, con medici e personale sanitario schierato in trincea e costretto a scegliere quale paziente soccorrere e quale no.

Intanto i calabresi venivano costretti alla paura dell’ignoto…

In cui l’unica certezza che hanno è che se dovesse presentarsi anche un solo caso in un territorio come quello della locride si arriverebbe al collasso del sistema sanitario prima di rendersene conto.

Nei due giorni successivi emerge la totale impotenza e incompetenza gestionale, di una donna sola, senza una Giunta. Una donna che non ha la più pallida idea di come si possa gestire una situazione come questa e che agisce mossa dalla paura, come lei stessa ammette, pensando di poter fermare i calabresi dando loro degli ordini.

“Come già annunciato il documento prevede, per chiunque chiunque arrivi in Calabria o vi abbia fatto ingresso negli ultimi quattordici, giorni dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, la misura della quarantena obbligatoria con sorveglianza attiva” si leggeva, l’8 marzo, sulla pagina Facebook di Jole Santelli, in riferimento all’ordinanza appena pubblicata.

Ieri è stata emanata una “nuova” ordinanza e sembra che il tempo si sia fermato a 14 giorni fa. Infatti, la Santelli, annuncia il provvedimento sulla sua pagina attraverso queste parole: “Si potrà entrare o uscire dalla Calabria solo per spostamenti derivanti da comprovate esigenze lavorative legate all’offerta di servizi essenziali oppure per gravi motivi di salute. Ai trasgressori, alla luce della potenziale esposizione al contagio, si applica la misura immediata della quarantena obbligatoria per 14 giorni.”

Per ricevere le prime, e ultime, indicazioni sulle misure di prevenzione bisogna attendere il 9 marzo. Da quella data in poi solo bollettini, ordini e richieste. Niente più spiegazioni, indicazioni, o raccomandazioni.

Analizziamo le azioni intraprese dopo l’estensione all’intero territorio nazionale delle misure precedentemente destinate solo ad alcune zone:

  • 11 Marzo: ordinanza che prevede la chiusura dei negozi di barbiere, parrucchiere e centri estetici. Attività già sospese dal DPCM dello stesso giorno.
  • 11 Marzo: ordinanza che dispone che i gestori degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti continuino a garantire il servizio. Sarebbe stato assurdo anche solo pensare di sospendere quel tipo di servizio.
  • 11 Marzo: viene attivato il piano di emergenza Coronavirus per aggiungere posti letto nei reparti di terapia intensiva degli ospedali calabresi.
  • 13 Marzo: viene pubblicato il primo bollettino della Regione Calabria 14 giorni dopo il primo caso registrato, quando il numero di persone risultate positive al tampone ha raggiunto le 38 unità.
  • 14 Marzo: ordinanza che obbliga alla quarantena chiunque rientri in Calabria, misura già inserita nell’ordinanza dell’8 marzo, e predispone inoltre la chiusura di “parchi pubblici e luoghi simili” (chissà quali siano i “luoghi simili” chiusi in calabria il 14 marzo)
  • 17 Marzo: ordinanze per chiudere i comuni di Montebello Jonico e San Lucido
  • 18 Marzo: viene finalmente completata la Giunta Regionale.
  • 19 Marzo: attivato un riferimento per ricevere eventuali donazioni da parte di privati
  • 20 Marzo: viene richiesto formalmente l’invio dell’esercito, come se fossimo un popolo di indomabili trasgressori che le forze dell’ordine non riescono a tenere a bada
  • 20 Marzo: ordinanza che “consente esclusivamente gli spostamenti individuali temporanei con comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute”. Misura già messa in campo dal Governo il 9 marzo scorso attraverso il DPCM che estende le misure di contenimento del contagio dell’art 1 del DPCM dell’8 Marzo dove, al comma 1 lettera a, praticamente la prima misura, si legge: “evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”
  • 21 Marzo: richiesta al Governo di bloccare l’esodo dei meridionali che lavorano al nord le cui attività lavorative sono state sospese dalla mattina di oggi con il DPCM firmato nella tarda serata di ieri dal Presidente, Giuseppe Conte, che prevede la sospensione di tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indispensabili per contrastare l’emergenza e per il sistema produttivo del paese. Il Decreto soddisfa anche la richiesta fatta dalla Governatrice, infatti “è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; conseguentemente all’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 le parole “E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza” sono soppresse”.
  • 22 Marzo: dopo circa 4 ore dalla richiesta di blocco, la Santelli emana una nuova ordinanza per ripetere ancora una volta che a chiunque faccia ingresso in Calabria si applica la misura di quarantena obbligatoria. Però questa volta l’ha definita “Chiusura”.

Se invece di stare continuamente a emanare ordinanze, a cui i calabresi avrebbero dovuto obbedire, fossero state spiegate loro le motivazioni concrete per cui è giusto rispettare e seguire le misure richieste, i calabresi non si sarebbero mai tirati indietro di fronte a un impegno di tale importanza.

Forse non siamo stati abbastanza informati, o forse non abbastanza bene, e ciò ha generato paura. Una paura che non ha senso di esistere se si rispettano le indicazioni; ma occorre che qualcuno le spieghi, le dica, le esponga.

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